La complessità del senso
17 12 2017

Qualcosa nell’aria

Après mai
Regia Olivier Assayas, 2012
Sceneggiatura Olivier Assayas
Fotografia Éric Gautier
Attori Clément Métayer, Lola Créton, Félix Armand, Carole Combes, India Salvor Manuez, Hugo Conzelmann, Mathias Renou, Léa Rougeron, Martin Loizillon, André Marcon.
Premi Venezia 2012, Olivier Assayas sc.
Film della critica Designato dal Sindacato Critici (SNCCI).

Ancora Trotsky? E Mao? Ancora? Dal Maggio ’68 i dubbi e le discussioni non hanno smesso di essere interessanti e intere biblioteche ne parlano. La Rivoluzione è sempre possibile, se a qualcuno pare. Pare a qualcuno oggi? L’impatto del lavoro di Assayas è principalmente proprio questo: il film va a cadere  nel mezzo di un disinteresse generale, dovuto a mille fattori che complessivamente vanno sotto l’etichetta del cambiamento necessario, delle condizioni troppo diverse che ormai sembrerebbero non confrontabili con quelle vissute dai giovani a cavallo degli anni ’60-’70 del secolo scorso. La questione non è liquidabile in maniera così stringata, ovvio. Ma in sostanza è probabile che proprio questa sia la ragione che porta alcuni autori a  rivisitare quel periodo in forme anche personali oltre che secondo visioni critiche le più articolate. Abbiamo visto, dieci anni fa, come un autore del valore di Bernardo Bertolucci abbia voluto mettere in gioco la propria memoria e il proprio talento artistico con i suoi “Sognatori” (The Dreamers). Ora anche il parigino Olivier Assayas (Contro il destino 1992, L’eau froide 1994, Irma Vep 1996, Clean 2004), regista celebrato a Cannes e Venezia e grande estimatore del cinema orientale, ha sentito il bisogno di rivivere come un momento di autenticità culturale e politica i giorni mitici del Dopo-Maggio. Il merito di Assayas è di aver saputo filtrare le scorie ideologiche di quel periodo in funzione di un maggiore spazio alle tensioni individuali più autentiche, sentimenti e occasioni di vita, che non azzerano certo il referente contestuale ma lo usano con discreta ragionevolezza, soprattutto lasciando spazio alla poesia del vivere e del perseguire aspirazioni singole, legate alle storie dei protagonisti. Gilles (Clément Métayer) è un liceale che vorrà fare il pittore, la sua sensibilità va oltre l’impegno delle assemblee e dei collettivi, è personalità di spicco nel gruppo di compagni che si ritrovano dopo le lezioni (il professore legge Pascal) ma coltiva con passione anche le proprie istanze estetiche “informali”. Laure (Carole Combes) è la ragazza che ne apprezza le qualità e che, pur avvertendo le contraddizioni tra le ragioni dell’arte e quelle della militanza politica, non rinuncia a soffrire in prima persona la confusione relativa, fino alla soluzione più radicale. Il film è popolato di varie figure, rappresentative delle tipiche posizioni, teoriche e pratiche, all’interno del movimento, si vedono azioni, si vivono riflessioni, ma con molta asciuttezza di linguaggio, senza compiacimenti. E dal tutto emerge l’importanza delle persone. I sette ragazzi del Dopo-Maggio hanno un respiro non didascalico e si offrono alla nostra “ricognizione” con spirito generoso, prendendosi i rischi di essere se stessi. Le loro parole, i loro gesti non sanno di falso, non sono “recitati” e anche nei momenti di più spiccato rischio di schematizzazione, come nei dubbi assembleari sulla collaborazione di altri gruppi o come le discussioni sul tipo di linguaggio artistico a fronte della novità delle idee, il montaggio dei tagli resta agile e antiretorico. Sicché, nel complesso, prevale la valenza autobiografica di una storia pur “vera” e riconducibile a fasi riscontrabili nell’esperienza di generazioni mature le quali ancor oggi sono chiamate a riflessioni serie su quel passato. Lo sguardo ambientale, i luoghi cittadini, francesi e italiani, il teatro delle azioni è vivibile con naturalezza, nessuna simbologia. Anche la musica rappresenta l’epoca con una certa discrezione – e per la verità con la “dimenticanza” un po’ grave segnata dall’assenza totale del jazz, specialmente del Free Jazz, che in quel periodo caratterizzò non poco il suono dell’underground da Parigi a Roma.

Franco Pecori

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17 gennaio 2013