La complessità del senso
18 12 2017

Quello che so sull’amore

Playing for Keeps
Regia Gabriele Muccino, 2011
Sceneggiatura Robbie Fox
Fotografia Peter Menzies Jr.
Attori Gerard Butler, Jessica Biel, Dennis Quaid, Uma Thurman, Catherine Zeta-Jones, Judy Greer, James Tupper, Noah Lomax, Abella Wyss, GRant Goodman, Grant Collins, Aidan Potter, Marlene Lerner, Iqbal Theba.

Sarà da fidarsi? La tentazione di identificare il film con la personalità del regista è forte, ma non si deve fare. Quindi parliamo dell'”immaturità” del protagonista. George Dryer (Gerard Butler –  non confondetelo con Silvio Muccino, fratello minore di Gabriele, somiglia molto ma non è), ex star del calcio scozzese, si ritrova solo come un bambino sperduto. Le folle degli stadi impazzivano per i suoi gol, ma ora che le scarpe sono appese al chiodo è difficile per lui trovare la strada giusta per entrare nella vita dei comuni mortali. Alcuni tentativi d’impresa non sono andati bene e l’ex moglie Stacie (Jessica Biel) sta per risposarsi con un altro uomo. Gli resta Lewis, il figliolo di 9 anni, appassionato di pallone come tanti altri bambini. Pulcino bagnato, George comunque ci prova, diviene l’allenatore della squadra di Lewis con grande successo sul piccolo e sui genitori dei compagnetti, specie le signore vogliose di riscatto “affettivo” (Uma Thurman, Catherine Zeta-Jones e Judy Greer formano un bouquet niente male). George riuscirà a dimostrare di saper finalmente crescere e diventare adulto? Non sarà facile, per lui, per Lewis e neanche per Stacie, la mogliettina che non ha mai smesso di amarlo. Ma, in sintesi, quando c’è la sincerità dei buoni sentimenti, tutto si può aggiustare. Il tema di fondo di Muccino è tuttora La ricerca della felicità (2007). Le sue storie semplificate fino al limite massimo del fumetto dichiarato (altra cosa è la commedia) hanno la doppia faccia del linguaggio “ingenuo” e della ricerca “realistica”: ci presentano un mondo di cui sappiamo già tutto per via di  espressioni e parole null’altro che prevedibili, ma ci chiedono anche di fare uno sforzo di immedesimazione per cercare di vivere “veramente” situazioni che, invece, sono in una palla di vetro con la neve che fiocca. Il pericolo per noi è che rischiamo di credere a quella sincerità fittizia, la quale si proietta – lo vediamo nel film – prima ancora che sulla dimensione interiore dei personaggi sul giocattolo stesso che incanta milioni di spettatori (italiani): il gioco del calcio, ormai vicino a ridursi a irrealtà televisiva. Muccino riesce anche a retrocedere il peso del tema massmediologico rispetto all’importanza del “vero amore”. George potrebbe piacere come cronista sportivo in Tv e potrebbe finalmente trovare una sistemazione, ma che volete che sia? Vale molto di più l’amore per la sua famiglia, Lewis e Stacie aspettano che il buon destino si compia. Sarà da fidarsi?

Franco Pecori

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10 gennaio 2013