La complessità del senso
26 09 2017

The Grey

The Grey
Joe Carnahan, 2011
Fotografia Masanobu Takayanagi
Liam Neeson, Frank Grillo, Dermot Mulroney, Dallas Roberts, Joe Anderson, Nonso Anozie, James Badge Dale, Ben Bray, Jacob Blair.

Gli unici animali che usano vendicarsi, i lupi. Avventura e dramma profondo, inscindibili chiavi di lettura di un film che colpisce per verosimiglianza interna, per discrezione e per implicazioni morali. Dal regista di Smokin’ Aces (2007) un altro lavoro non superficiale e altra prova d’attore di Liam Neeson (Scindler’s List 1993, Gangs of New York e K-19 2002, A-Team 2007, Io vi troverò 2008). L’interpretazione intensa di Neeson è essenziale per dare al film del californiano Carnahan (1969) il senso di un’avventura anche interiore. L’aereo che trasporta John Ottway (Neeson) e altri lavoratori di una compagnia petrolifera, si schianta sulle montagne dell’Alaska. Sperduti nel ghiaccio e senza molte speranze di veder arrivare soccorsi, i sette superstiti devono affrontare un branco lupi che sembra avercela particolarmente con loro. L’inizio del film è importante per capire la ragione dell’accanimento. Quelle bestie si comportano come seguendo un “programma” preciso, il loro comportamento è perfino quasi traducibile in un linguaggio esplicito. L’ambiente non certo amico e la tensione crescente di minuto in minuto sono le condizioni ideali per il giusto equilibrio tra minaccia, orrore, disperazione, paura, istinto di sopravvivenza e crudeltà del destino. Il regista non si dilunga a sottolineare i pericoli né gli stati d’animo, le sequenze sono tagliate con ritmo implacabile, in alcuni momenti prevale l’umanità dei personaggi, in altri la necessità che li muove verso l'”impossibile” salvezza. Nessun dettaglio a effetto, tutto si svolge in una progressione drammatica di rara misura. Pur nella situazione estrema gli uomini hanno il modo di rivelare i loro diversi caratteri, i loro affetti. E uno per tutti, Ottway arriva a urlare a Dio guardando il cielo: “Fai qualcosa!”. Lo possiamo capire, insieme ai compagni di sventura è arrivato a ridurre l’esistenza al solo “desiderare il prossimo istante più di quello passato”.

Franco Pecori

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5 dicembre 2012