La complessità del senso
23 09 2017

Invasion

film_invasion.jpgThe Invasion
Oliver Hirschbiegel, 2006
Nicole Kidman, Daniel Craig, Jeremy Northam, Jeffrey Wright, Jackson Bond.

Qualcuno vuole un mondo migliore, giusto, senza conflitti. L’idea non potrebbe che sembrare buona. I  riferimenti  che punteggiano il film con spezzoni di notiziario su Bush, sulla guerra in Iraq e su altre negatività contemporanee parlano chiaro. Ma il progetto non viene da questo mondo e il metodo è tremendo, si presenta come una pandemia che porterà ad un’umanità alienata, ridotta a copia insensibile di sé. Gli individui, pur mantenendo i connotati esteriori, verranno trasformati in uomini e donne senza personalità, senza sentimenti, né emozioni. Un mondo dove nessuno potrà più neanche piangere né sudare. Il virus è extraterrestre, attacca gli essere umani e finisce il lavoro durante il loro sonno. La diffusione è rapidissima, tanto che i primi contaminati stentano a rendersi conto di ciò che sta capitando. Il tema degli alieni invasivi risale al romanzo di fantascienza The Body Snatchers, dell’antimaccartista Jack Finney (1954), da cui il film di Don Siegel, L’invasione degli ultracorpi (1956), ripreso poi da Philip Kaufman (Terrore dallo spazio profondo, 1978) e da Abel Ferrara (Ultracorpi – L’invasione continua, 1993). Con Oliver Hirschbiegel (La caduta, 2005) siamo alla quarta versione. Ora, più che sul carattere misterioso degli invasori che vogliono impadronirsi di noi, l’attenzione è fissata su noi stessi e su che cosa potremmo diventare se posseduti da una certa estraneità. Non a caso l’obbiettivo punta su Carol/Kidman, una psichiatra. Il pericolo di una morte globale è di carattere “interiore” e compotenze specifiche saranno più che utili per la risoluzione del problema. Il livello “scientifico” della questione è ben reso. Sono gli addetti del Centro Controllo Malattie Infettive a studiare in modo decisivo l’ “invasione”, non senza il contributo dell’analista. La quale, per altro, al di là della scienza, utilizza quanto di più profondamente femminile trova in sé, cioè il proprio istinto e sentimento di madre. E scopre che sta nel suo bambino la speranza di sopravvivenza dell’interà umanità. Credibile l’interpretazione della Kidman, tornata ai livelli di The Hours, Dogville e Cold Mountain. Non necessarie le pur tecnicamente apprezzabili virate spettacolari. Inseguimenti e crash non giovano alla suspence di questo film.

Franco Pecori

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12 ottobre 2007