La complessità del senso
18 10 2017

Arrivederci amore, ciao

film_arrivederciamoreciao.jpgArrivederci amore, ciao

Michele Soavi, 2005

Alessio Boni, Michele Placido, Isabella Ferrari, Alina Nedelea.

 

«A me basterebbe che smettesse di piovere». Lo dice Giorgio/Boni al compagno, che, sotto la pioggia incessante del Centro America, lo “informa”: «E’ finita la rivoluzione». Una radio annuncia la caduta del Muro e la Caselli canta «Arrivederci amore, ciao». Dicembre 1989. Giorgio, terrorista di sinistra sfuggito all’ergastolo, decide di cambiare. Rientrerà in Italia e tornerà “normale”. Dal romanzo di Massimo Carlotto, il film di Soavi. Dall’horror di matrice Argento al noir a forti tinte. Netta la condanna di certi esiti della lotta politica armata in Italia. La revisione del processo, che farà di Giorgio un uomo di nuovo libero, non è che il primo filo di un intreccio di corruzione, criminalità, compromessi. Giorgio si accorda con Anedda/Placido, uomo Digos, avido e pronto a tutto. Droga, locali equivoci, passioni scomposte (“carnale” Isabella Ferrari), rapine: l’inferno. E la “riabilitazione”, il matrimonio borghese con la brava ragazza del Nordest. Ma ricompare Anedda e il nero si fa ancora più nero. Caduta di valori, nessun innocente. Stile inequivocabile, taglio da fiction, il film cede a volte alla tentazione dell’urlo (Boni). Placido si salva in chiave grottesca, con humor.

 

Franco Pecori

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24 febbraio 2006