La complessità del senso
17 10 2017

2 giorni a Parigi

film_2giorniaparigi.jpgDeux jours à Paris
Julie Delpy, 2007
Adam Goldberg, Julie Delpy, Marie Pillet, Albert Delpy, Alexia Landeau, Adan Jodorowsky, Alex Nahon, Daniel Bruhl.

Un “Woody Allen” a velocità doppia. Di sintesi. Francese. Potrebbe bastare ma, per dire, tra le mille chiccherie che intessono la preziosa tela ne citiamo un paio di più evidente portata strutturale: l’uso del parlato in lingua mista francese-italiano (che in parte traduce l’inglese, soprattutto quando a parlare è Jack/Goldberg) senza sottotitoli – non credevamo che la distribuzione in Italia fosse così avanti; e le battute falso-disinvolte, che in realtà denunciano spietatamente un’irrefrenabile ansia di tipicità, come questa di Marion/Delpy, lei la francese rivolta a lui l’americano, parlando di un ex incontrato per caso durante una passeggiata (Marion e Jack, fotografa e arredatore, vivono a New York e sono venuti in visita parenti): «Ci siamo conosciuti molti anni fa – dice lei -, abbiamo avuto un flirt, credo di avegli fatto un pompino, niente di che. Voglio dire che non è un gran che al confronto di quello che succede nel mondo, c’è George Bush, c’è la guerra in Iraq, c’è l’influenza aviaria e poi ci sono i pompini insomma, capisci?». Jack non capisce. Ossia capisce che lui e la sua compagna non si capiscono. L’incomprensione, capiamo dal film, è dovuta in gran parte alla diversità delle due culture, Tour Eiffel e Statua della Libertà. Ma forse non dev’essere proprio così fino in fondo. «Eppure lui lo amavo davvero», conclude Marion quando tutto sembra finito. Ma forse non è tutto finito.

Franco Pecori

Print Friendly

28 settembre 2007