La complessità del senso
23 11 2017

Il buio nell’anima

film_ilbuionellanima.jpgThe brave one
Neil Jordan, 2007
Jodie Foster, Terrence Howard, Naveen Andrews, Douglas J. Aguirre, Mary Steenburgen, Margaret Baker, Dennis Johnson, Nicky Katt, Jane Adams, Larry Fessenden, Dana Eskelson.

Voce fuori campo: «E’ con spavento che scopro dentro di me un estraneo». Il cuore del film è psicologico, mentre la lettura più immediata può essere sociologica. Tale bilancino fa anche parte della vita professionale della protagonista, Erica (Foster), la quale, andando per le strade di New York con un microfono in mano a registrare materiali per il suo programma radio, finisce con l’impugnare una pistola contro gli assasssini del fidanzato David (Andrews). Non è la prima volta che l’irlandese Neil Jordan s’impegna a lottare con i cliché dei generi (La moglie del soldato, Intervista col vampiro, Triplo gioco). Qui il discorso si fa più arduo e non a caso il thriller ha bisogno della voce off di Erica per trovare il giusto equilibrio nella sceneggiatura. Le strade della metropoli sono piene di insidie, di violenza. Una sera, David ci resta secco ed Erica se la cava per un pelo. Quando si riprende dal pestaggio, col cuore gonfio di dolore, la donna sente che qualcosa sta cambiando dentro di lei. Il microfono si tramuterà in pistola. Uno, due, tre episodi, tanto da indurre la polizia a pensare ad uno strano “giustiziere” che voglia sostituirsi alle forze dell’ordine. Ma poi, ecco ancora la psicologia, il detective Mercer (Howard) attinge alla propria “umanità” (dolorosa la sua recente esperienza con la moglie) per arrivare a sospettare Erica, che nel frattempo ha conosciuto per via della radio. Il regista, in alcuni momenti utilizza forme “introspettive” piuttosto meccaniche, come i flash improvvisi che riattivano in Erica l’orrore dell’aggressione subita e le successive violenze suscitate dall'”estraneo” che lei sente. Ma la bravura di Foster e di Howard riesce a mantenere il racconto in una dimensione drammatica credibile. E, dal punto di vista delle pulsioni interiori attivate dalla paura di vivere in un contesto violento, l’efficacia della progressione narrativa regge fin quasi alla fine. Proprio il finale, però, si arrende ad un compromesso che sa di pasticcio sociologico e il bilancino si squilibra, catapultando sullo spettatore il dibattito più scontato e più pericoloso, sulla giustizia-fai-da-te. Quell’ “estraneo” di Erica meritava un maggiore “straniamento”.

Franco Pecori

 

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guarda il video dell’intervista
a Jodie Foster
di Francesco Gatti per Rainews24

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28 settembre 2007