La complessità del senso
16 10 2017

Bella addormentata

Bella addormentata
Marco Bellocchio, 2012
Fotografia Daniele Ciprì
Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Maya Sansa, Piergiorgio Bellocchio, Brenno Placido, Fabrizio Falco, Gian Marco Tognazzi, Roberto Herlitzka, Gigio Morra, Federica Fracassi.
Venezia 2012, concorso.

Il risveglio o la morte. Non si tratta tanto del problema cosiddetto del “fine vita”, dell’eutanasia, o comunque del “caso” di Eluana Englaro, cioè della vicenda della donna morta il 9 febbraio 2009 per l’interruzione della nutrizione e idratazione artificiale dopo un coma vegetativo di 17 anni procurato da un incidente stradale. Dal film di Bellocchio emerge una complessità tematica più estesa, coinvolgente e, per paradosso, più profonda rispetto al problema morale del “valore della vita” e del “libero arbitrio” sulla decisione di terminarla. Il riferimento cronachistico, tanto più presente nel montaggio – con le citazioni da Tg in cui spicca la figura dell’allora premier Silvio Berlusconi – quanto più, alla fine, sfumato nelle possibili conclusioni “politiche” (laici e cattolici italiani di fronte alla necessità di una regolamentazione civile), lascia il posto a un ritratto, implicito ma chiarissimo, doloroso e problematico, della società – vita quotidiana, cultura, coscienza delle scelte -, stretta nella morsa di una disperazione che sembrerebbe organica alla sua stessa contemporaneità, nelle forme e nei modi in cui sono confluite aspirazioni e illusioni precedenti. Il piano narrativo è limitato ai sei giorni che precedono la fine della Englaro. In quell’arco di tempo, alcuni personaggi vivono le proprie angosce private che derivano loro anche dal contesto sociale e vi si riproiettano, in un circuito che rischia di farsi pericolosamente “corto”. Il caso Englaro, per quanto concreto, è una scintilla nel campo dell’elettricità democratica. Il senatore Beffardi (Servillo), ex socialista confluito nella formazione berlusconiana, entra in crisi rispetto alla disciplina di partito che gli impedirebbe di votare in parlamento contro l’ “accanimento” terapeutico. Proprio in quel periodo, sua moglie sta morendo e gli chiede di staccare la spina, mentre sua figlia Maria (Rohrwacher) milita fra i sostenitori del “mantenimento in vita” di Eluana. Come se non bastasse, Maria s’innamora di Roberto (Riondino), un giovane della parte avversa, a favore della “libertà di scelta”. E c’è un altro tema che interviene nella situazione narrativa: Finzione e Realtà. Sotto forma di una crisi attoriale, la visione religiosa si trasforma in una sorta di maso-allucinazione nella rinuncia di Divina Madre (Huppert), la grande attrice che arriva a cancellare la propria personalità artistica nella teatralizzazione casalinga della speranza di un possibile miracolo verso la figlia, tenuta a letto in coma irreversibile. È un elemento scenico “forte” che fa pendant con l’ambiente surreale della sauna dei senatori, dove Beffardi incontra il collega psichiatra (Herlitzka), autore di un’ironica e folgorante “diagnosi” di se stesso, dei politici e di tutti noi. La composizione del quadro si completa con le sequenze dell’ospedale in cui viene ricoverata la “tossica” Rossa (Sansa), sul punto di suicidarsi. Il Dott. Pallido (Pier Giorgio Bellocchio), àncora di onestà nell’inferno dei camici bianchi, tenterà di salvarla. Rischiosa come al cinema ogni rappresentazione anche di ubriachezza, la scena dell’amara e “cinica” disillusione della donna si raccorda sul versante “documentario” attingendo discretamente al valore drammatico complessivo del racconto e chiudendo il film con una nota di spirito che va ad attenuare, se possibile, lo sguardo non certo ottimistico del regista. Di alto livello tutte le interpretazioni degli attori. La regìa se ne avvale per mantenere costante il senso narrativo, dal drammatico al grottesco, di un’opera che sarebbe saggio non ri-legare in una replica del dibattito specifico sul caso Englaro. «Lasciatemi tornare alla casa del Padre», disse Karol Woityla. E lo lasciarono tornare in pace.

Franco Pecori

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6 settembre 2012