La complessità del senso
25 09 2017

La guerra è dichiarata

La guerre est déclarée
Valérie Donzelli, 2011
Fotografia Sébastien Buchmann
Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm, Brigitte Sy, Elina Löwensohn, Michèle Moretti, Philippe Laudenbach, Bastien Bouillon, Béatrice de Staël, Anne Le Ny, Frédéric Pierrot, Elisabeth Dion, Marie Donzelli, Claire Serieys.
Cannes 2011, Semaine de la critique.

Originale, nel senso dell’origine del racconto. Gli autori della sceneggiatura, Valérie Donzelli (Finché nozze non ci separino 2005) e Jérémie Elkaïm (Polisse 2011), due parigini compagni nella vita, sono anche gli interpreti – e Valérie Donzelli è anche al debutto da regista – del film che mette in scena il dramma vissuto realmente. Dal loro amore nasce il piccolo Adam, il quale non cessa di piangere, vomita, tiene la testa piegata, tarda a camminare, tossisce, mostra una leggera asimmetria facciale: ha un cancro al cervello e dev’essere operato. Juliette e Roméo – sì, un colpo di fulmine li ha fatti incontrare e innamorare con questi due nomi – prendono atto che il loro destino va ben oltre il disagio della giovane coppia privata del sonno alla nascita del primo figlio. La vita di Juliette e Roméo si traferisce a Marsiglia, dove ci sono il neurochirurgo (Frédéric Pierrot) e la struttura ospedaliera giusta per il  ricovero di Adam. È l’ultima tappa di una traccia che ha cominciato a segnare le giornate dei due giovani fin dai primi vagiti del neonato. L’ansia per l’esito dell’operazione e la paura delle conseguenze sul futuro del piccolo rischiano di avere il sopravvento. Ma qui s’individua il secondo e più importante livello di originalità del film. Juliette e Roméo, stressati al limite della sopportazione, decidono di assumere un comportamento “normale”, assisteranno il figlio ma continueranno anche a fare le cose usuali della quotidianità, con toni e atteggiamenti il più possibile “distaccati” dalle probabilità tragiche da cui è stata investita la loro creatura: «Bisogna essere forti». Ed ecco che il tema si allarga e diviene, più in generale, il tema della vita come finzione, come recita di ruoli. La “recita” di Juliette e Roméo (bravi gli attori, capaci di trasmettere sensazioni vicine alla “normale” verosimiglianza della vicenda) si rivela, di sequenza in sequenza, la necessaria strategia protettiva per la vita di tutti noi, nel contesto attuale, pieno di guerre ad ogni attimo dichiarate (il titolo si riferisce alla notizia che si ascolta alla radio dell’inizio della guerra in Iraq) e dichiarabili. La vita continua e ne siamo gli interpreti. Tutt’intorno, gli ospedali, le serate a bacio libero a casa degli amici, i genitori e i suoceri, i nuovi amanti e le musiche di Vivaldi, le pareti da ridipingere, l’aria di mare da respirare, sono la scena rispetto alla quale converrà fingere una certa indifferenza, tanto per non morire.

Franco Pecori

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1 giugno 2012