La complessità del senso
18 10 2017

Molto forte, incredibilmente vicino

Extremely Loud and Incredibly Close
Stephen Daldry, 2011
Fotografia Chris Menges
Thomas Horn, Tom Hanks, Max von Sydow, Sandra Bullock, Viola Davis, Zoe Caldwell, Dennis Hearn, Carmen M. Herlihy, Jenson Smith, Gregory Korostishevsky, John Goodman,  Stephen Henderson, Jeffrey Wright.
Berlino 2012, fc.

La vocazione letteraria dell’inglese Stephen Daldry (The Hours 2002, The Reader – A voce alta, 2008) appare consolidata nella regia di quest’ultimo film, tratto dall’omonimo libro di Jonathan Safran Foer. E ancora la figura di un bambino è al centro del racconto, dopo Billy Elliot (2000) e gli altri due lavori citati. Semplice e complesso nella selezione delle sequenze e nella costruzione del senso, Extremely… accetta la sfida del romanzo, arrendendosi a tratti esplicitamente di fronte all’impossibilità della “traduzione” letterale e affidandosi alla bravura degli attori (specie del piccolo protagonista Thomas Horn e del vegliardo Max von Sydow) per la parte espressiva dove si tratta di dar corpo ai tormenti dei personaggi. La storia di Oskar Schell è la storia di un bambino di 11 anni il quale ha vissuto in modo eccezionalmente drammatico i momenti dell’11 settembre 2001. Quella mattina il padre Thomas (Tom Hanks) era andato al lavoro e rimase intrappolato nella prima torre gemella. Invano aveva telefonato a casa, per un ultimo contatto con la moglie Linda (Sandra Bullock) e con Oskar. I messaggi lasciati alla segreteria rimasero senza risposta. Linda era fuori casa e Oskar, rientrato da scuola, restò impietrito e non prese il telefono. Quel turbamento non ha più smesso di risuonargli dentro, facendo riemergere ricordi ricorrenti del feeling speciale tra sé e il padre e spingendo il piccolo alla ricerca disperata della soluzione dell’enigma scaturito dal ritrovamento di una chiave conservata da Thomas in un vaso blu e contenuta in una busta intestata a una certa Black. Intelligente, curioso, sensibile e vivo nella fantasia, Oskar non si stancherà di cercare una per una in cinque distretti di New York le persone con quel cognome. Proprio mentre il film mostra il suo limite maggiore, di non sapersi allargare in uno sguardo corale sulla tragedia impressa nella memoria collettiva, e resta al quasi-gioco di una “caccia al tesoro” infantile, ecco che spunta la figura del nonno, magistralmente impersonata da von Sydow. Pur nell’irrisolta motivazione del mutismo assoluto con cui il vecchio continua a consumare l’ultima parte della sua vita, l’attore ha la capacità di riscattare il tratto letterario del personaggio con un’intepretazione di assoluto rilievo, che ne riassume – per così dire – l’essenza artistica, dai capolavori bergmaniani a oggi. È il mutismo del nonno, le sue emozioni espresse con gesti essenziali e con poche parole annotate sul suo taccuino, a rendere al meglio l’idea dell’istanza di fondo da cui il film non può staccarsi: è qualcuno con cui parlare a dare sostanza alle nostre tensioni, alla nostra memoria e alla soluzione dei sentimenti che – siamo noi bambini o genitori, nipoti o nonni – formano la storia di ciascuno, inespressa eppure rintracciabile, perfino nei risvolti tragici del vivere comune.

Franco Pecori

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23 maggio 2012