La complessità del senso
19 11 2017

Isole

Isole
Stefano Chiantini, 2011
Fotografia Vladan Radovic
Asia Argento, Giorgio Colangeli, Ivan Franek, Anna Ferruzzo, Pascal Zullino, Paolo Briguglia, Alessandro Tiberi, Vincenzo Crivello, Philippe Guastella.

In una piccola isola delle Tremiti dove di turisti non se ne vedono, Martina (Asia Argento) alleva le api e non parla per un dolore che si tiene dentro. Don Enzo (Giorgio Colangeli) le fa da tutore, la tiene nella canonica e la tratta come una figlia. Burbero e buono, l’anziano prete è stato colpito da una paresi su metà del corpo, può muoversi a stento e ha bisogno di assistenza. Se ne prende cura, sbuffando non poco, la sorella Wilma (Anna Ferruzzo), impegnata anche a tenere a bada un amico, Rocco (Pascal Zullino), il quale pensa che sia ormai tempo di aprire lo spazio circostante a uno stabilimento balneare. Per la parrocchia di pochi fedeli è arrivato un giovane sacerdote (Alessandro Tiberi) e dall’Est europeo arriva anche Ivan, senza documenti e senza lavoro. A Ivan viene concessa ospitalità in cambio dell’aiuto che può dare, per la casa e per Enzo. Man mano l’uomo si integra, si affeziona alla famiglia e soprattutto a Martina, corrisposto da lei. Il tutto avviene secondo “movimenti” quasi impercettibili, di azione e di sentimento. I personaggi – isole – si autodefiniscono “in progress”, tenendo lo spettatore nella tensione di uno sviluppo la cui linea resta misteriosa per circa due terzi del film. Poi i problemi di ciascuno si chiariscono e si sciolgono come per una “decisione” demiurgica e fatale, e il racconto si placa, quasi trovando la pace del mare trasparente, dove immergendo lo sguardo, si può vedere il volto delle persone che ci amano. Coadiuvato da un team di collaboratori di tutto rispetto – bravi gli attori e coerente la fotografia nella definizione ambientale e psicologica – il regista Stefano Chiantini, partito nel 2004 da un Forse sì forse no vagamente morettiano (i trentenni nella sospensione del “giro… vedo gente…”), arriva in questo quinto lungometraggio (dopo L’amore non basta, Una piccola storia, Essenzialmente tu) a definire meglio il proprio mondo espressivo in forma emotiva e personale, “documentando” con sguardo paziente il senso dei movimenti “minimi”, quasi in un recupero di alcune caratteristiche storiche del cinema italiano, dal Visconti de La terra trema al De Sica di Umberto D. Senza con ciò confrontare direttamente il risultato estetico della scelta, possiamo dire che la tendenza di Chiantini valorizza un’ipotesi tensionale niente affatto disprezzabile nel contesto attuale. Pensiamo specialmente all’operazione ideata dal produttore e distributore Gianluca Arcopinto, il quale ha voluto che il film uscisse contemporaneamente nelle sale e sul web, per una fruizione “nuova” e destinata a interessare un pubblico sempre più cosciente dei mezzi di comunicazione.

Franco Pecori

 


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11 maggio 2012