La complessità del senso
25 09 2017

Sicko

film_sicko.jpgSicko
Michael Moore, 2007
Documentario

Sick, malato. Sarebbe da curare. Ma negli States c’è un problema, dice Bush: «Troppi medici non hanno lavoro». E’ la prima immagine del film, un primo piano del presidente americano, quello eletto, secondo Moore, grazie a brogli in Florida (cfr. Fahrenheit 9/11, Palma d’oro a Cannes 2004). Michael Moore, la cui fama di documentarista di denuncia risale all’Oscar ottenuto già per Bowling a Columbine (2002), entra immediatamente nel vivo della polemica, con un chiaro paradosso d’attacco. I dati sulla Sanità in Usa parlano di tutt’altro problema. Nel paese che fa della libertà la propria bandiera, ci si può curare solo attraverso l’assicurazione privata. Liberi di scegliere la compagnia assicuratrice, i cittadini devono però superare alcune difficoltà: costi alti, elenchi selettivi per l’accesso all’assistenza (malattie pregresse, ecc.), forte tendenza al “risparmio” da parte degli assicuratori. Sicché risulta che 50 milioni di americani (9 milioni sono bambini) non si possono permettere copertura sanitaria. E per i 250 milioni di persone che ne sono in possesso, si tratta comunque di una copertura non totale. Resta sempre un margine di rischio nelle mani dei burocrati “risparmiosi”. Il dato riassuntivo è che, nella classifica dell’Organizzazione mondiale della sanità, gli Stati Uniti sono al 37° posto (la Francia è prima, seconda è l’Italia). Questo, dice il film, è dovuto al principio “liberale” per cui negli Usa non sono le cure ad essere negate, ma solo il pagamento. Una vistosa conseguenza è descritta nella prima parte di Sicko, quando vediamo una coppia di cinquantenni “rifugiarsi” in casa del figlio ventenne con tutti gli averi che restano loro, trasportati in due auto. Niente più casa. Neanche più un dollaro per curarsi. Il contraltare è oltre confine, in Canada e in Europa, in Gran Bretagna, in Francia, paesi dove la libertà si misura nell’assistenza sanitaria gratuita. Tutto questo sarebbe valido anche senza il film. Ma Moore rende efficace il discorso con una serie di scene-testimonianza ritagliate dal vero, dove gli “attori” esemplificano la vita vissuta. Anche se la ripresa non è “diretta”, il grado di realismo è adeguato ai contenuti; e il documentario, come ogni documentario, non fa che rafforzare la credibilità dei riferimenti proprio nella misura del formato artistico della rappresentazione, qui intessuta col filo dell’ironia. Nella serie di brevi episodi esemplificativi, colpisce lo stupore dei canadesi e degli europei, medici e gente comune, i quali, rispetto alle diverse cure mediche, si mostrano sorpresi dalla domanda: quanto costa? E la risposta è sempre la stessa: è gratis! Sarcastica la sequenza degli eroici “soccorritori dell’11 settembre”, i quali, ammalatisi per aver prestato generosa opera, si “rifugiano” a Cuba, chiedendo di essere curati ne più ne meno come il governo americano cura i prigionieri a Guantanamo.

Franco Pecori

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24 agosto 2007