La complessità del senso
18 10 2017

Specchio magico

film_specchiomagico.jpgEspelho magico
Manoel de Oliveira, 2005                
Leonor Silveira, Ricardo Trepa, L. Miguel Cintra, Michel Piccoli, Marisa Paredes, Lima Duarte.          
                                      
Un privilegio vedere un film del maestro portoghese Oliveira. Non è per la data di nascita, 1908, ma per la nobiltà assoluta dell’arte, per il suo cinema inconfondibile e non-universale. Tratto dal romanzo A Alma dos Ricos, di Augustina Bessa-Luis, il film (passato in concorso a Venezia nel 2005) non è raccontabile, a meno di ridurlo alla storia di Luciano, che uscito di prigione, lavora come autista di Alfreda, ricca signora dall’unico desiderio: avere un’apparizione della Vergine Maria. Le riflessioni sul valore della spiritualità, suggerite dalla complessa struttura dei personaggi, mettono in relazione non ovvia, non schematica, le cose, le parole e i comportamenti, secondo uno stile rispettoso della comprensibilità, eppure semplice solo in apparenza. L’osceno è sempre in agguato e Oliveira è attentissimo ad evitarne le insidie. Buñuel è dietro la parete, in ascolto. Più le cose non si vedono, più risultano evidenti. Più l’inquadratura è ferma sui dialoghi, più l’immaginario si arricchisce per la fuga. Con un regista così, gli attori sono tutti da premiare. E la fotografia è di Renato Berta (Straub, Carpi, Resnais, Gitai).

Franco Pecori

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27 luglio 2007