La complessità del senso
24 09 2017

Il mio ragazzo è un bastardo

film_ilmioragazzoeunbastardo.jpgJohn Tucker Must Die
Betty Thomas, 2006
Jesse Metcalfe, Brittany Snow, Ashanti, Sophia Bush, Arielle  Kebbel, Penn  Badgley, Jenny  McCarthy, Fatso-Fasano, Kevin  McNulty, Nancy J. Lilley.

Così stupidini? Sembrano. Ma se li guardiamo con l’occhio disincantato di Betty Thomas, regista non nuova all’uso strumentale dei codici “volgari” (Le spie, 28 giorni, Il dottor Dolittle), le ragazze del college (Heather, Carrie, Beth, Kate) e il loro rubacuori (John Tucker) giocano ruoli così ben definiti e riconoscibili da rendere inutile anche la debole suspence del raccontino: restano in evidenza quasi soltanto le posizioni e i movimenti che determinano le ragioni della loro esistenza fittizia, dentro il sistemino dei comportamenti ultraconvenzionali. “Innamorate” di Tucker, Heather, Carrie e Beth si lasciano ingannare dalle furbizie del più bello della scuola. Quando poi se ne accorgono, organizzano la vendetta, individuando nella quarta arrivata, Kate, lo strumento per distruggere il loro mito. Di come andrà a finire non ci importa gran che. Godibile, invece, la “partita” formale, per via dei contenuti gestiti secondo la stretta osservanza dei costumi contemporanei. Osservanza che si affaccia al limite della “denuncia”, specchio qual’è, rivelato, del potere delle convenzioni. Il segno più evidente della lucidità della regìa è la trovata della mini-cam, le cui registrazioni occulte “documentano” – a noi spettatori con la possibilità di “raddoppio” della lettura del film e alle ragazze “vendicative” con la dimostrazione dell’efficacia delle loro trovate – la giustezza dei comportamenti in rapporto ai codici precostituiti. Se poi ci fosse anche un solo spettatore che fosse rimasto nel dubbio interpretativo, tenga presente il rapporto – ben esplicitato, del resto – tra Kate e la madre, classico esempio di inversione dei ruoli, con la figlia che assiste alla “passerella” dei fidanzati  della madre “sexy” e cerca di limitare i danni di quel comportamento; e con la giravolta morale che porta la donna a “schiarire” le idee alla ragazza: «Stai attenta a chi fingi di essere». Il gioco delle finzioni, che rischia di farci vivere una vita da alienati, è il tema principale del film.

Franco Pecori

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20 luglio 2007