La complessità del senso
18 12 2017

Hunger Games

film_hungergamesThe Hunger Games
Regia Gary Ross, 2012
Sceneggiatura Gary Ross, Suzanne Collins, Billy Ray

Fotografia Tom Stern
Attori Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Stanley Tucci, Doanld Sutherland, Wes Bentley, Toby Jones, Alexander Ludwig, Isabelle Fuhrman, Amandha Stenberg, Willow Shields, Leven Ramb in, Jacqueline Emerson, Paula Malcomson, Latarsha Rose, Dayo Okeniyi, Jack Quaid, Brooke Bundy, Nelson Ascencio, Kimiko Cazanov, Karan Kendrick.

Orrore, da non confondere con horror. Il sentimento a dir poco preoccupante ci viene dallo spettacolo di un futuro verosimile. Quella fattoria sui monti del Missouri, governata in mancanza del padre dalla diciassettenne Ree Dolly nel Gelido inverno (Winter’s Bone) del lontano 2010, non esiste più. Ora l’osso sarà ancor più duro. Jennifer Lawrence, già premiata nel 2008 a Venezia come attrice emergente (The Burning Plain, di Guillermo Arriaga) s’è messa nei panni di Katniss Everdeen e vive un’avventura fantastica che sa tanto di possibile verità. Gary Ross, il regista di Pleasanteville (1998), traduce per lo schermo il bestseller di Suzanne Collins (26 milioni di copie), romanzo che sembra essere la dimostrazione di come quell'”antica” (anni ’50) città televisiva fosse tutt’altro che una piacevole immaginazione. Era invece l’inganno riservatoci dal futuro. Ed eccolo, il futuro: spietato (fino al sadismo) con i perdenti, spettacolare e vacuo (televisivo) nel trionfo dei modelli di vita lussuosa. I perdenti sono i ribelli/traditori, “pacificati” attraverso la dolorosa e distruttiva guerra che, in nome della “liberà”, ha portato quel che resta del mondo (l’ex Nord America) al regime di Panem (“panem et circenses”). La nazione è divisa in 12 Distretti rigidamente controllati e sottoposti ogni anno nel giorno della Mietitura a fornire coppie di giovani Tributi. Una ragazza e un ragazzo, sorteggiati o volontari, vanno da ciascun Distretto agli Hunger Games, mortale torneo a eliminazione diretta. Dei 24 partecipanti, uno solo tornerà vivo al proprio Distretto. Katniss, figlia di un minatore, vive nel dodicesimo con la madre e con la sorellina Primrose (Willow Shields). Ama la natura e va spesso a cacciare con l’arco nel bosco dove incontra anche il giovane Gale (Liam Hemsworth). Quando Primrose viene sorteggiata per i giochi, Katniss si offre di sostituirla e va volontaria. È qui che l’apprensione per le sorti della ragazza, coraggiosa ma impreparata per il difficile torneo, si tramuta nello spettatore in un incubo. Scopriamo che gli Hunger Games sono anche – e forse soprattutto – un agghiacciante show televisivo, seguito con ansia partecipativa dal popolo dei Distretti e specialmente goduto dall’élite di Panem, nel Campidoglio presieduto dal Presidente Snow (Donald Sutherland). I concorrenti vengono sottoposti a una fase di preparazione, in vista della resa spettacolare delle loro prestazioni e in funzione del “consenso” del pubblico, da conquistare durante la preliminare operazione “simpatia”. Katniss è assistita da Haymitch Abernathy (il Woody Hallerson di Non è un paese per vecchi), vincitore di un precedente torneo e ora ridotto a cinico mentore semidistrutto dall’alcol: «Trova il modo di piacere alla gente», è il suo consiglio. E la ragazza capisce subito che deve fare i conti con la propria personalità, accettando di esibirne la parte più gradevole per lo show. Dire che tutto ciò somiglia ai “reality” dominanti nelle televisioni di tutto il mondo è dire un’ovvietà. Il sentimento preoccupante di cui sopra subentra già al primo impatto con la “macchina” dello spettacolo, specialmente nel vedere l’alienata/alienante funzione del “conduttore” del gioco, Caesar Flickerman/Stanley Tucci. È un orrore che preoccupa per il suo portato non strettamente cinematografico (horror), i “vantaggi” che tramite gli sponsor i concorrenti si guadagno conquistando il pubblico già con la prima passerella televisiva serviranno nel prosieguo del “gioco” e potranno essere decisivi nella progressiva eliminazione fisica dei rivali. Un aspetto non indifferente, una differenza però – questo il punto – non sostanziale se la forma ha la sua importanza, rispetto agli spettacoli che la Tv “realistica” ci offre oggi. Nel seguito del film, l’avventura di Katniss e del suo partner del Distretto 12, Peeta Mellark (Josh Hutcherson), è coinvolgente e piena di suspence, la spietata lotta per la sopravvivenza non intacca né risolve l’orrore che viene dal presentimento di un futuro quale vediamo rappresentato specialmente nella gestione spettacolare della gara. I “gestori” si sono rivolti ai partecipanti ripetendo a intervalli regolari lo slogan: «Vi auguriamo felici Hunger Games e possa la fortuna essere sempre a vostro favore». L’augurio esprime, nella gentilezza formale, una goduria sadica e dominatrice che cancella ogni inopportuno riferimento alla tradizione culturale più antica. S’è parlato del mito di Minosse, dei giovani mandati al massacro contro il Minotauro e di Teseo, futuro re di Atene, che invece si offrì volontario. Ma più importante ci sembra il fatto che, nel film, l’ultimo atto dell’avventura si svolga sulla ribalta dello show televisivo, a consacrazione del successo dello spettacolo in sé. È il successo dell’orrore “reale” ed è, a dir poco, impressionante.

Franco Pecori

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1 maggio 2012