La complessità del senso
20 11 2017

The Avengers

The Avengers
Joss Whedon, 2012
Fotografia Seamus McGarvey
Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Scarlet Johansson, Chris Evans, Jeremy Renner, Cobie Smulders, Samuel L. Jackson, Stellan Skarsgård, Gwyneth  Paltrow, Tom  Hiddleston, Mark Ruffalo, Clark Gregg, Evan Kole.

Leggenda Marvel Studios: Iron Man, Hulk, Thor, Captain America, Occhio di Falco, Vedova Nera. Ora il sogno dell’accordo totale, dell’unione delle forze e delle volontà, al di là dei propri modi e metodi, per salvare il mondo dalla catastrofe incombente. Il pericolo è Loki (Tom Hiddleston, Midnight in Paris, War Horse), il supercattivo che è riuscito a mettere le mani sul Tesseract, il super softwer cubico, futuro della scienza e della potenza “buona” (Energia sostenibile illuminata). Meno male che c’è l’Agenzia Internazionale per il Mantenimento della Pace. Il direttore Nick Fury (Samuel L. Jackson, Pulp Fiction, Star Wars, Kill Bill 2) non ha altra scelta che convocare i migliori supereroi di tutti i tempi e metterli insieme in una fantastica squadra. Già la fase di reclutamento ha tutte le caratteristiche di una convocazione vincente. Non accadrà come in Mezzogiorno di fuoco (1952), Willy Cane non viene lasciato solo. Dopo qualche minima titubanza, tanto per rammentarci delle caratteristiche dei singoli, i sei supereroi converranno che altro da fare non c’è, bisogna superare le diversità (filosofiche, tecniche e caratteriali) e unirsi nella lotta. Robert Downey Jr. – qui Tony Stark/Iron Man, ma irresistibile per l’intelligenza e la simpatia che si porta dietro anche dagli Sherlock Holmes (Guy Ritchie, 2009 e 2011) e da tutta la lunga carriera, diretto da registi come Richard Attenborough (Charlot 1992), Robert Altman (America oggi, 1993, Conflitto di interessi, 1998), Oliver Stone (Assassini nati, 1994), fino a George Clooney (Good Night and Good Luck, 2005) – è la figura guida, una specie di “allenatore in campo”, della supernazionale eroica. La sua ironia sostanzia le battute di una prospettiva non semplicemente fumettistica e nello stesso tempo conserva al fumetto una consistente credibilità. In tal senso, grande contributo non solo spettacolare dà la tecnica del 3D, stavolta del tutto appropriata: gli oggetti che ci “vengono incontro” non hanno tanto la funzione (di solito sbagliata) di rendere più “vera” l’immagine quanto piuttosto di esaltarne la portata fantastica, qual’è insita e richiesta dalla radice costitutiva formale del racconto (la serie della Marvel, appunto, “I Vendicatori”, risalente al 1963). Altra caratteristica essenziale, del film come già dei singoli protagonisti, è la loro configurazione non troppo semplice, ciascuno ha il suo carattere e la sua visione del mondo: «La squadra non funzionerà mai se loro non avranno qualcosa a cui riferirsi». Considerazione apparentemente marginale ma, a veder bene, non poco importante da fare, è il peso che la collezione delle figurine dei supereroi ha nella motivazione del loro impegno. Giusta anche la scelta degli interpreti: Mark Ruffalo per Bruce Banner/Hulk, Chris Hemsworth per Thor, Chris Evans per Steve Rogers/Captain America, Jeremy Renner per Clint Barton/Occhio di Falco, Scarlett Johansson per Natasha Romanoff/Vedova Nera. Il resto è una grandioso accumulo di scontri, non mai però accatastati per fare volume, bensì sviluppati in un organico progresso tecnologico, esibito anche secondo una credibilità “scientifica” che ben si armonizza con la quota immaginativa a cui lo spettatore è chiamato a contribuire. Nel complesso vige una sorta di conservazione umanistica (all’americana), espressa nell’uso tutto sommato tradizionale dell’impatto fisico. Insomma, i contendenti continuano sostanzialmente a darsele di santa ragione, retrocedendo spesso addirittura fino alla “scazzottata”. Il futuro cubito, col suo linguaggio universale, non è poi così lontano e irrangiugibile. Potendo salvarne la trasparente immediatezza, accettiamolo pericoloso com’è.

Franco Pecori

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25 aprile 2012