La complessità del senso
21 09 2017

Stepping – Dalla strada al palcoscenico

film_stepping.jpgStomp the yard
Sylvain White, 2007
Columbus Short, Meagan Good, Ne-Yo, Darrin Dewitt Henson, Brian J. White, Valerie Pttiford, Laz Alonso, Allan Louis, Harry J. Lennix, Richmond Duain Martyn, Justin Hires.

Non ingenuo. Filosofia chiara: se sei fuori dal gruppo non hai futuro nella società americana. Al massimo, farai il tagliaerbe, come tuo zio, se uno zio ce l’hai. Quale gruppo? Alla Truth University di Atlanta (Georgia) i riferimenti base sono le “confraternite”, associazioni che ti legano per sempre ad una tradizione, ad un modo di vivere. Quando esci da  quella Università, un posto per te è sicuro. DJ (Short) ha 19 anni. E’ un ragazzo “difficile”, segnato dalla strada e da una tragica avventura capitatagli dopo un “confronto” tra bande di ballerini hip-hop. Gli è morto il fratello tra le braccia. Ma ha la fortuna, DJ, di avere l’appoggio della sorella della madre, ex allieva della Truth e ora sposata ad un giardiniere. Così il ragazzo può entrare nel college. E immancabilmente trova riprodotto il sistema della competizione per bande, soltanto ben più formalizzato ed “esclusivo”. Lui, bravissimo nella danza, dovrà imparare la legge della “convivenza”, prima di imporsi con l’arte dei movimenti che porta con sé dalla strada. Ma vedrete che ce la farà. Generoso, leale, simpatico, conquisterà il cuore di April (Good), la figlia del rettore, superando l’ostacolo di un “promesso sposo”, duro a “morire”. Non è la prima volta che un giovane venuto “dal basso” entra, grazie alla danza moderna, nel sistema da cui inizialmente era escluso (ricordiamo Step Up, di Anne Fletcher, 2006). E anche qui il “sogno americano” si avvera grazie all’introduzione decisiva di un elemento di novità nella tradizione consilodita, sia pure “moderna”: DJ sposta la tecnica dello “stepping” verso forme, più espressive, di “video rep”. Il film ha il merito di mostrare abbastanza chiaramente la differenza, senza addentrarsi in esemplificazioni “didattiche” e senza appoggiarsi troppo alle “magie” della postproduzione. Ne risalta così la bravura dei ballerini, la cui “recitazione” è contenuta specialmente nelle sequenze di “movimento” ritmato. Essenziale l’idea di serialità, che vale per il college, per la danza e per la vita.

Franco Pecori

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6 luglio 2007