La complessità del senso
25 09 2017

Una spia non basta

This Means War
McG (Joseph McGinty Nichol, 2012
Fotografia Russell Carpenter
Reese Witherspoon, Chris Pine, Tom Hardy, Til Schweiger, Chelsea Handler, John Paul Ruttan, Abigail Spencer, Angela Bassett, Rosemary Harris, George Touliatos, Clint Carleton, Warren Christie, Leela Savasta, Natassia Malthe, Laura Vandercoort, Viv Leacock, Jesse Reid, Daren A. Herbert, Kevin P’Grady, Jenny Slate.

Felicità. Un buon lavoro alla Cia, esercizio fisico, donne a volontà e, presentandosi l’occasione, pronti all’innamoramento. Frank (Chris Pine, Star Trek, Unstoppable – Fuori controllo) e Tuck (Tom Hardy, Inception, La talpa) sono fatti così, sono due ragazzi perbene, i migliori del mondo nel loro lavoro (nobile lavoro, si sa) e amici più che fraterni, specie quando si tratta di uscire dai giochi di prestigio delle superazioni spionistiche per tuffarsi nel quotidiano ed essere se stessi. Ed è proprio lì che viene il bello, quando lealtà e abilità si confrontano nella corsa a ostacoli per la conquista della ragazza che li ha colpiti al cuore, casualmente entrambi. La ragazza è Lauren (Reese Witherspoon), moderna e pimpante, brava nel suo settore (al servizio dei consumatori), è abituata a valutare la qualità dei prodotti. Sarà un osso duro giacché Lauren non è altrettanto sciolta nei rapporti con l’altro sesso. E al dunque, anche i nostri due eroi non si dimostreranno poi così disinvolti. Non sarà mica una generale mancanza di “cultura”? Non sono infatti ben chiari i parametri di riferimento delle scelte di vita dei tre personaggi. Non ne parlano mai seriamente tra di loro, non sappiamo come la pensano. Una sola stranezza colpisce in verità: la preferenza di Lauren per l’arte moderna. La ragazza rimane estasiata davanti a un quadro di Gustav Klimt, l’Art Nouveau la fa impazzire. Reese Witherspoon, frequentando il grande schermo, ne ha viste di tutti i colori, dalla nostalgia per gli anni ’50 (Pleasantville) alla psicosi americana degli yuppies fine Novecento (American Psyco), alle finte acrobazie nella piena depressione melodrammatica (Come l’acqua per gli elefanti), ma il passaggio dai forni elettrici e dagli smartphone al simbolismo della Secessione viennese, dobbiamo dire, ci ha lasciato perplessi. Direte che è solo un particolare in un film pieno di vitalità e di spirito contemporaneo, eppure ci si mette un po’ a coordinare il particolare col tutto sulla via di un traguardo facilissimo come l’arrivo buonista della corsa al diritto d’amore. I due amici lottano lealmente e alla fine lasciano che, su Lauren, vinca il migliore. La giostra degli scontri è solo un pretesto, forse un po’ come l’arte moderna.

Franco Pecori

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20 aprile 2012