La complessità del senso
18 12 2017

Ciliegine

La cerise sur le gâteau
Laura Morante, 2012
Fotografia Maurizio Calvesi
Laura Morante, Pascal Elbé, Isabelle Carré, Samir Guesmi, Patrice Thibaud, Frédéric Pierrot, Vanessa Larré, Georges Claisse, Nadia Fossier, Yves Verhoven, Elisabeth Catroux, Emmanuelle Galabru, Frédéric Moulin, Mathilda Vives, Louis-Charles Finger, José Fumanal, Sandrine Le Berre, Ennio Fantastichini.

Primo film da regista di Laura Morante (anche protagonista). A pensarci, da sempre l’attrice porta molto di sé sul set, più di tante. È stata diretta da autori come Giuseppe e Bernardo Bertolucci, Nanni Moretti, Gianni Amelio, Peter del Monte, John Malkovich, Alain Resnais: ha conservato nella recitazione alcune sue caratteristiche “umane” ben riconoscibili in ambito emotivo e qui si è divertita a tentare di nasconderle sotto il manto della commedia parodistica, dentro un reticolo didascalico psicoanalitico. Ma invece la “persona” Laura Morante sembra venir fuori ancor più di altre volte. O meglio, i connotati psicosomatici e comportamentali dell’attrice resistono all’imbrigliamento nella forma tematica (nel film è citato il romanzo di Wilhem Jensen, Gradiva, studiato e interpretato da Freud) e, sostanzialmente, sfuggono allo schema narrativo della sceneggiatura (scritta insieme a Daniele Costantini). Ne risulta un divertente gioco “a carte scoperte”: l’androfoba Amanda si difende in tutti i modi dagli uomini, avendone paura li odia e ne può accettare uno solo, Antoine (Pascal Elbé), perché grazie a un equivoco situazionale crede sia gay. Antoine, innamoratosi di Amanda e a sua volta sofferente di problemi che lo hanno portato dallo psicoanalista, è tentato di accettare la parte temendo di perdere il vantaggio che l’equivoco gli dà verso quella donna sul punto di aprirsi al suo “fascino”. Perché “carte scoperte”? Perché il segreto della vicenda non lo scopriamo noi attraverso l’evolversi del racconto, bensì ci viene spiegato puntualmente di sequenza in sequenza da personaggi/figure collaterali, prima fra tutte Florance (Isabelle Carré), amica di Amanda e moglie di uno psicoanalista burlone. Ambientata a Parigi, la commedia ha il merito di mantenersi “leggera” nonostante una certa macchinosità inventiva; e di non sottolineare troppo la critica implicita a una mentalità borghese strutturalmente limitativa delle espansioni affettive. Si affaccia il pericolo del “dibattito”, ma la regista e soprattutto l’attrice/Laura vi si oppongono con efficace garbo.

Franco Pecori

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13 aprile 2012