La complessità del senso
23 11 2017

L’uomo dell’anno

film_luomodellanno.jpgMan of the year
Barry Levinson, 2006
Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Jeff Goldblum, Tina Fey, Doug Murray, Rick Roberts.

Cittadini demoralizzati dalla polarizzazione dei partiti e delle loro responsabilità, elettori confusi, riconteggi infiniti, risultati inaffidabili, la democrazia in ostaggio, ci vorrebbe un leader. Non è l’Italia. Siamo negli Stati Uniti. Levinson, regista non estraneo a pungenti ironie (L’invidia del mio migliore amico, Liberty Heights, Sesso e potere), immagina con paradossale realismo una campagna elettorale in cui, tra democratici e repubblicani, entra un terzo incomodo. Tom Dobbs/Williams, comico dedito alla satira politica in Tv, vede crescere talmente il proprio successo che decide di presentarsi alle elezioni presidenziali. E ciò proprio mentre viene affidata alla Delacroy Systems l’esclusiva nazionale per la computerizzazione del voto. La miscela è esplosiva: «Come avere la democrazia sulla punta del microcip». Il trionfo del comico arriva inesorabile, sull’onda di una serie di comizi in cui Dobbs raccoglie crescente consenso col suo linguaggio non-politico e con argomenti “vicini alla gente”. Ma sarà un trionfo fittizio, consacrato da un guasto al computer della Delacroy. Eleanor/Linney, una programmatrice brava e ligia al dovere, se ne accorge ma i capi dell’azienda non le permettono di rivelare l’infortunio (sarebbe un disastro per il profitto). Dobbs sarà dunque condannato all’interpretazione inconsapevole del ruolo di Presidente? Il mondo libero sarà guidato da un comico grazie ad un “baco” informatico? Nodo difficile da sciogliere. E infatti Levinson interviene con un artificio “semiromantico”, che penalizza la portanza del film. Eleanor viene attratta da Tom e non resiste, un po’ per onestà e un po’ per amore, all’impulso di dirgli la verità sui risultati delle elezioni. Tom prende atto e ricambia il sentimento. Il  suo pubblico televisivo lo “rieleggerà” più che mai a divo della satira politica. Il cerchio si chiude con leggerezza, forse una leggerezza un po’ forzata, che attenua l’impostazione critica iniziale.

Franco Pecori

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11 maggio 2007