La complessità del senso
18 10 2017

Pirati dei Caraibi – Ai confini del Mondo

film_pirati3.jpgPirates of the Caribbean: At worlds end
Gore Verbinski, 2007
Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush, Jonathan Pryce, Bill Nighy, Yun-Fat Chow, Martin Klebba.

Un colossale gioco. Verbinski pesca nell’immaginario marinaresco (piratesco), guardando l’avventura nello specchio deformato delle stratificazioni simboliche di mille letterature salgariane e attingendo senza pudore alle mitologie antiche come fossero strisce di fumetti irrisolti. Così, i confini del mondo sono anche i confini della realtà vivente e delle sue regole, si aprono le porte della dannazione virtuale (la nave fantasma del capitano Jones), per un impossibile recupero di paradossi senza fondo: «Il mondo è sempre uguale, è il resto che è più piccolo», dice Jack/Depp con la leggerezza dell’intrattenitore salottiero, disinvolto e raffinato nelle movenze quanto inusuale nella presenza tra i legni e le vele. Il raccontino disneyniano suscita perverse domande, del tipo: chi sono, che cosa vogliono i Pirati della Fratellanza? Vedono il mondo dalla parte giusta? Il film si apre con l’unica e irripetuta sequenza realistica: la sfilata dei condannati all’impiccagione e la loro ribellione. Così, verrebbe da pensare che una “deregulation” possa venire dal basso. Ma il tono “ingenuo” delle situazioni che seguono e delle relative battute toglie spazio a simili riflessioni. Subito a Singapore, Elizabeth/Knightley chiede disinvoltamente al pirata cinese Sao Feng/Yun-Fat Chow: «Per caso, avete una nave e una ciurma che vi avanza?» – come sarebbe nella via sotto casa: «Scusa, hai da accendere?». È tutto un “ciacolare” didascalico, una sorta di tapis-roulant disimpegnato, che ci conduce, senza che avvertiamo il minimo dolore, se non una vanga sensazione di noia, alla gigantesca battaglia finale, nel mare mosso e tra lo sfacelo infinito, elettronico, di corpi e di mezzi – la prossima volta che un regista coraggioso mostrerà un semplice sgambetto ripreso dal vero, con la vera vittima dello scherzo che cade veramente a terra in tempo reale, la scena ci farà l’effetto di un cinema-a-venire. Nel finale travolgente mentre il tutto viene maciullato in un fantastico tritacarne suberoico, si sciolgono gli ingredianti del semifreddo, momento clou della cerimonia: segreti e magie, trasformazioni, mostruosità, poteri soprannaturali, mitologie, realtà doppie, affarismi olandesi, scimmiette e pappagalli, amori filiali, velieri scomparsi e barchette solitarie nel mare aperto, tutto si blocca in un bacio (Elizabeth-Will/Bloom), mentre il sole, enorme e rosso, tramonta all’orizzonte.

Franco Pecori

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25 maggio 2007