La complessità del senso
20 11 2017

Titanic 3D

Titanic 3D
James Cameron, 1997 – 2012
Fotografia Russell Carpenter
Leonardi Di Caprio, Kate Winslet, Billy Zane, Kathy Bates, Frances Fisher, Gloria Stuart, Bill Pxton, Bernard Hill, Suzy Amis, Nicolas Cascone, Victor Garber, Lewis Abernathy, Jonathan Hyde, Danny Nucci, David Warner, Eric Braeden, Charlotte Chatton.
11 Oscar 1997, tra cui film, regia, fotografia, effetti speciali.

Un secolo dall’affondamento, 15 anni dalla prima uscita, il Titanic vive ancora nel simbolo di un cinema-spettacolo grande, intenso e coinvolgente. E rivive anche nel ritorno di una tecnica capace di ricomporlo nelle Tre Dimensioni che danno corpo allo spazio-tempo dell’immaginario espandendolo verso nuove possibili traduzioni del senso. L'”inaffondabile” transatlantico britannico, il più grande e lussuoso mai visto, era salpato per il viaggio inaugurale il 10 aprile 1912 da Southampton alla volta di New York. Impattò contro un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 e affondò dopo 2 ore e 40 minuti. Morirono 1523 persone delle 2223 (800 dell’equipaggio) che erano a bordo. Da quella “storia vera” il cinema non si è mai staccato, a partire dal film di Werner Klinger (1942) e passando per le regie di Jean Negulesco (1953), Roy Baker (1958), William Hale (1979), Antonio Chavarrías (1993), con diverse variazioni sulle vicende dei passeggeri e con un’accentuazione sul recupero del relitto, alla ricerca di un diamante rimasto al suo interno (Recuperate il Titanic, Jerry Jameson, 1980). Anche il film del canadese James Cameron – il regista di Avatar 2009 – parte dalla “caccia al tesoro”, con lo scandaglio del Titanic a 2,5 miglia di profondità nell’Atlantico. Si cerca la famosa pietra a forma di cuore, 56 carati, il Cuore dell’Oceano, già indossato – dicono – da Luigi XVI. Uno dei passeggeri, Cal Hockley, figlio di un industriale delle acciaierie di Philadelphia, lo aveva regalato alla fidanzata Rose durante il viaggio. La troupe sottomarina entra nel relitto e trova il ritratto di una giovane con quella pietra al collo. Ne nasce un documentario televisivo e la giovane, ora anziana davanti alla Tv, si riconosce in quel disegno: è lei, Rose De Witt Bukater, allora ribelle ai destini della società ricca e innamoratasi a bordo del Titanic di un giovane sbarazzino, passeggero di terza classe, disegnatore di talento in cerca di fortuna. Lottando contro sua madre (Frances Fisher), la quale vede nel matrimonio di lei l’unica soluzione all’incombente indigenza, e contro l’arrogante futuro marito Cal (Billy Zane), Rose (Kate Winslet) mostra fin dall’inizio il carattere di giovane fuori dallo “stupido cicaleccio” dei pranzi e delle feste. Nella prima scena importante a bordo del Titanic, a tavola per il pranzo con la “crema” di prima classe siede anche Bruce Ismay (Jonathan Hyde), amministratore della White Star Line, la società costruttrice del transatlantico. È stato Ismay a scegliere quel nome: «Titanic – dice – è il più grande oggetto in movimento costruito nella storia dell’uomo»; e spiega di aver voluto con quel nome dare l’idea di «grandezza pura, che significa stabilità, lusso, ma soprattutto forza». A questo punto, Rose sbotta sarcastica: «Ha mai sentito parlare del dottor Freud, signor Ismay? Le sue teorie sulle preoccupazioni del maschio riguardo alla grandezza potrebbero risultare particolarmente interessanti per lei». Rose De Witt Bukater si alza e si allontana, è già la Giulietta del Titanic, pronta a incontrare il suo Romeo del Wisconsin. Jack/Romeo Dawson (Leonardo Di Caprio) ha vinto il biglietto del viaggio giocando a poker. Va in giro per il mondo senza un dollaro in tasca e con qualche foglio bianco su cui schizzare ritratti. Tra i due giovani scocca la scintilla. Un bacio sulla prua e sembra di volare. Ma è già notte e il Titanic non rivedrà la luce. Il 3D sale prepotentemente in primo piano producendo una suspence nuova, supportata e anzi determinata dall’ultrarealismo delle aggiornate tecniche tridimensionali. Ed ecco la chiave di una nuova lettura. La speciale attrazione visiva valorizza lo “spettacolo” della catastrofe, travolgendo nell’impatto la storia sentimentale di Rose e Jack. Il tema, paradossalmente, può divenire altro. È il tema dell’affondamento e della lotta contro la sua improvvisa ineluttabilità. Vi saranno molte vittime, ma anche una possibile salvezza. Nelle ultime sequenze, sul volto di Rose ormai scampata alla tragica fine sembra di poter ritrovare quell’accenno dell’inizio a Freud. S’attenua il dolore per la perdita di Jack e resta l’energia per una “rinascita”, pur nella comprensibile nostalgia del “grande naufragio”. Grazie allo spettacolo, sì, ma fuori dall’artificio.

Franco Pecori

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6 aprile 2012