La complessità del senso
18 11 2017

I più grandi di tutti

I più grandi di tutti
Carlo Virzì, 2011
Fotografia Ferran Paredes Rubio
Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Marco Cocci, Corrado Fortuna, Dari Cappanera, Claudia Potenza, Frankie Hi Nrg, Francesco Villa, Niccolò Belloni, Catherine Spaak.
Torino 2011, concorso.

Il rock, simbolo di vivacità, di non conformismo, di alternativa, di novità. La storia va avanti almeno da Bill Haley (1955), ma progressivamente le radici, la musica afroamericana, il blues, il country, si sono attenuate e perse, il suono ha fatto largo alla “immagine” cioè all’apparenza e alla con-formazione. Sicché la proposta di vita, implicita nella prima “rivoluzione”, s’è trasformata in “vita di proposta”, il “suono” ha sostituito la musica, l’ideologia il feeling. Conformismi e illusioni si sono uniti in matrimonio fino a produrre anche disastri umani, non solo artistici e non solo individuali. La scia è lunghissima e arriva fino ai giorni nostri – si potrebbe andare anche oltre il rock e parlare di altra musica di consumo, Sanremo compreso, ma restiamo al film. Tra i molti possibili esempi, anche grandi nel loro genere, Carlo Virzì (L’estate del mio primo bacio 2006) ne sceglie uno minimo ma – diciamo – vicino a casa. E mette in scena la storia, più o meno vera e trasformata in commedia spiritosa, di un piccolo gruppo di provincia degli anni ’90. Nato nel 1993 a Rosignano Solvay, cittadina industriale del livornese (ah Liverpool, ah Manchester!), il gruppo “I Pluto” esaurì la sua parabola in sette anni, arrivando a produrre due album, “Paraculo” e “Sudo ma godo” e a suonare in apertura in alcuni concerti dei Litfiba. Quasi il nulla. Ma poi è venuto un nulla di più: dal circuito alternativo del rock al disadattamento quotidiano e privato in una catena esistenziale che tira in basso fino al polverizzarsi dei desideri e alla depressione. Carcasse del suono fasullo, a questo sono ridotte le esistenze degli ex componenti del gruppo quando il cinema, con Virzì, li incontra e li ripesca. Il regista si dilunga non poco in aggiustamenti situazionali e nel tratteggio introduttivo dei personaggi, il batterista Loris Vanni (Alessandro Roja) con moglie (Claudia Potenza) e figliolo (Niccolò Belloni), il cantante Maurilio “Mao” Fantini (Marco Cocci), la bassista Sabrina Cenci (Claudia Pandolfi, sempre brava) e il chitarrista Rino Falorni (Dario Kappa Cappanera). Poi s’inventa la figura chiave per interpretare il destino non solo de I Pluto ma di tutti coloro che di quel destino sono stati (e sono ancora?) portatori e responsabili: è il fan fanatico ed esclusivista, idolatra e deformatore della realtà. Si chiama Ludovico Reviglio (Corrado Fortuna), un incidente lo ha reso paraplegico e non sogna altro che di rimettere su un palco il suo gruppo rock preferito, I Pluto, che per lui sono sempre stati i più grandi di tutti. Ricco di famiglia, assecondato dalla madre consenziente (Catherine Spaak) e da un amico servizievole (Frankie Hi Nrg), Ludovico architetta un finto “ritorno” de I Pluto. Basterà per sanare il disastro di quel quartetto di sbalestrati che ancora nella crisi d’oggi mostrano disponibilità alla vita “pazza”? Qualche dubbio è legittimo, nonostante la gioia finale del bambino di Loris, al quale la finzione di Reviglio può sembrare meravigliosa verità. Suo padre suona in un concerto vero ed egli stesso sarà un batterista di successo! Ecco, non c’è da preoccuparsi?

Franco Pecori

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4 aprile 2012