La complessità del senso
18 10 2017

Biancaneve

Mirror, Morror
Tarsem Singh, 2012
Fotografia Brandan Galvin
Julia Roberts, Lily Collins, Armie Hammer, Nathan Lane, Mare Winningham, Michael Lerner, Robert Emms, Sean Bean, Jordan Prentice, Mark Povinelli, Joe Gnoffo, Danny Woodburn, Sebastian Saraceno, Martin Klebba, Ronald Lee Clark.

C’era una volta Biancaneve disegnata a mano. Nel 1937 (in Italia nel ’38) fu il primo film d’animazione targato Walt Disney. Già allora le punte più “crudeli” della favola dei fratelli Grimm erano state tagliate o modificate – la regina non subiva la tortura mortale della danza sulle scarpe roventi, non offriva a Biancaneve la mela avvelenata bensì un pettine e una cintura e, quale prova dell’uccisione dell’odiata figliastra chiedeva al cacciatore incaricato del delitto non il fegato e i polmoni della fanciulla ma il suo cuore. Da allora il cinema non ha smesso di riprendere la tradizionale fiaba germanica, con risultati artistici per la verità mediocri e comunque non privi di svisature. Ora «è giunto il momento di cambiare il finale», avverte quest’ultima Biancaneve di Tarsem Singh (Immortals 2011), forte anche  della sua destrezza nell’uso della spada e soprattutto di un carattere molto più energico di quello delle omonime fanciulle che l’hanno preceduta. Quanto alle prestazioni nelle scene di combattimento, la soccorrono non solo gli esercizi in palestra ma le tecniche digitali che permettono di superare qualsiasi difficoltà e di tener testa perfino al Principe Alcott/Armie Hammer (MilkThe Social Network, J. Edgar) prima di abbandonarsi nelle sue braccia; e per il non facile rapporto con la Regina matrigna, le linee stesse del volto lasciano intendere che la principessina ha uno spirito tutt’altro che docile. Non riveliamo il finale, ma non sarà certo uno “zero a zero”.  Persi i mitici fondali del primo Disney dipinti con l’acquerello, tanto vale tener duro e realizzare – come dicono l’una all’altra le protagoniste – che «è importante capire quando si è stati sconfitti». Parole non tenere, con le quali la Regina/Julia Roberts prima e la principessa guerriera Biancaneve/Lily Collins (Abduction – Riprenditi la tua vita) poi si fronteggiano nei due tempi di una partita che il leggero viraggio sul colore del film non è sufficiente a rendere meno aspra. Nel finale non manca certo l’inno all’amore, ma il “vissero felici e contenti” resta come sospeso a mezz’aria. Sarà una nostra impressione, saranno quei trampoli miracolosi (elettronici) che ingigantiscono a comando la statura dei Sette Nani, buoni ma anche loro un po’ aggressivi, sarà la bellezza/bravura della Roberts, che non riesce a farci odiare fino in fondo la sua cattiveria. Saranno i tempi che sono cambiati, ma se non fosse per il rispetto del marchio Grimm, la prestanza della giovincella già pronta per tutti i provini Tv e per tutti i concorsi di nuove ragazze del mondo non l’avrebbe vinta: ci sentiremmo più attratti dal dramma della bellezza che se ne va e non lascia alla Regina il tempo di godersi il giovanotto nudo e villoso che l’affascinante matrigna s’è visto capitare a corte. Cosa volete che sia il bosco digitale con la sua bestia/drago per noi che abbiamo visto la Matrice (X) dar luogo a viaggi verticali sui muri. Un fascino che può morire è il vero dramma, è la vera novità. Pretty Woman, dove sei?

Franco Pecori

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4 aprile 2012