La complessità del senso
24 09 2017

Buona giornata

Buona giornata
Carlo Vanzina, 2012
Fotografia Carlo Tafani
Diego Abatantuono, Lino Banfi, Teresa Mannino, Maurizio Mattioli, Vincenzo Salemme, Christian De Sica, Paolo Conticini, Chiara Francini, Tosca D’Aquino, Gabriele Cirilli, Mario Ierace, Giuseppe Centola, Antonio Centola, Daria Baykalova, Giorgia Trasselli, Gianantonio Martinoni, Teresa Pietrangeli, Luis Molteni.

A specchio. Da uomini a specchi non è semplice giacché, infatti, si tratta di semplificazione. E c’è il rischio di trovare l’osso. Fotografare la “realtà” è cosa da pochi, pochi artisti veri che abbiano anche la ferma intenzione di essere tali. Il che significa che l’intenzione debba viaggiare sul binario dell’intenzionalità, in un viaggio in cui le “cose” della vita, materiali e/o spirituali, da oggetti si facciano veicoli di intenzionalità. Questo è quanto dovuto all’annuncio di Enrico Vanzina, fratello di Carlo e da sempre cosceneggiatore dei suoi film. «È un film semplice – dice appunto Vanzina -, forse un po’ meno ingenuo di quello che sembra». Qui la semplicità è speculare, tutta in funzione di una riconoscibilità – diciamo così – di primo grado, “diretta”, facilissima. I personaggi-figura sono ridotti all’osso nelle loro caratteristiche più comuni, in modo che da un semplice andare, da uno sguardo o da una parola e perfino dalla sola intonazione della voce possano essere colti e ricollocati nel loro ambito usuale. Ci dicono “Buona giornata” e diciamo loro “Buona giornata”, un sorriso, uno sghignazzo, un tantino di sociologia teatrale e anche un pizzico di storia del cinema (i Vanzina se la trovano addirittura in casa, essendo figli dell’indimenticato Steno) e via senza pensarci nemmeno un attimo, senza che ci sentiamo minimamente impegnati a confrontarci con le figure che passano sullo schermo. Non dobbiamo avere ritegno, siamo autorizzati dalla loro gran simpatia, sgorgata dalla Fonte Primaria – e storica ormai –  che risponde al motto: e sto a scherza’. Le figure del film vivono tra di noi, nelle città italiane, a Milano, Roma, Napoli, Verona, Firenze, Bari, Potenza. E anzi, più che vivere nel paese sono il (parte del) paese. È per questo che, in fondo, non hanno nemmeno bisogno di vivere artisticamente davvero, a loro basta essere. Essere figure. Pessima figura quel principe romano, Ascanio Gaetani Cavallini (Christian De Sica), con la sua eleganza gesticolante sopra le righe di uno spartito consunto, ma è così simpatico. Pessimo anche il senatore Leonardo Lo Bianco (Lino Banfi), il quale, accusato di corruzione e abuso d’ufficio, porta un morto in carrozzella a votare in aula contro l’autorizzazione a procedere, ma è così simpatico. Pessimo l’imprenditore romano evasore convinto Alberto Dominici (Maurizio Mattioli), pronto a qualsiasi trucco pur di ingannare la Guardia di Finanza, ma è così simpatico. Pessimo il milanese Romeo Telleschi (Diego Abatantuono) trasferitosi al Sud e ora padre d’una famiglia dalla quale si sente definire una volta sì e l’altra pure col bell’appellativo di “tremone”, ma è così simpatico. E così via, a scendere: il tifoso della Fiorentina (Paolo Conticini) che “il calcio è la sua superstizione”, la manager siciliana (Teresa Mannino) perfettamente pervenuta, il notaio napoletano (Vincenzo Salemme) molto farsesco, tutti così simpatici da farci dire “Buona giornata”. Anche a loro.

Franco Pecori

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30 marzo 2012