La complessità del senso
19 11 2017

Quasi amici – Intouchables

Intouchables
Olivier Nakache, Eric Toledano, 2011
Fotografia Mathieu Vadepied
François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Audrey Fleurot, Clotilde Mollet, Alba Gaïa Kraghede Bellugi, Cyril Mendy, Christian Ameri, Marie-Laure Descoureaux, Grégoire Oestermann.

Dalla Francia con successo. Il film “più visto di sempre” nelle sale d’Oltralpe porta qui da noi le sue buone ragioni di cassetta esibendo un benchmark dalla trasparenza assoluta. I parametri di riferimento sono estratti dal gusto medio del pubblico medio, gusto la cui riconoscibilità non comporta applicazioni straordinarie e la cui efficacia curativa di ogni spigolosità non richiede l’individuazione di alcun disturbo. Tratto più che da una “storia vera” dal libro di Philippe Pozzo di Borgo, “Il diavolo custode”, il lavoro di Olivier Nakache e Eric Toledano (Primi amori, primi vizi, primi baci 2006) trova e stabilisce un equilibrio di simpatia e ottimismo inoppugnabili tra il dramma del tetraplegico Philippe e la precarietà sociologica del suo badante dalla pelle nera. Ricco senza mezzi termini, Maserati e aereo privato, il primo è insensibile dal collo in giù a causa di un incidente col parapendio; il secondo, dalle origini incerte, ha già conosciuto il carcere e deve arrangiarsi tra i diseredati con la speranza del sussidio governativo. Dalla prima sequenza si capisce che alle vere difficoltà passeremo sopra. Driss (Omar Sy) scarrozza il suo Philippe (François Cluzet) e si diverte zigzagando tra le auto a tutta velocità; bloccato dalla polizia, fa credere di essere diretto al Pronto Soccorso: «Li scortiamo noi, è più prudente», dicono i poliziotti, ma arrivati a destinazione non controllano che il “malato” venga accolto e mentre sta arrivando la barella, Driss spinge sull’acceleratore e via. Il resto del film procederà sul filo della medesima indulgenza, nei limiti invalicabili del buon gusto e della grazia “birichina”. Philippe non rinuncia al “divertimento”, Driss non si lascia prendere dalla “pietà”. Insieme trovano il modo di affrontare la vita. A mezza strada si trovano le soluzioni: la figlia del ricco ha bisogno di un richiamo educativo e ci penserà Driss, il badante ignorante ride di fronte all’arte moderna e proverà a se stesso di essere capace anch’egli di dipingere un quadro buono per il mercato. E niente sesso? L’erotismo circola negli spazi lussuosi della grande casa, ma senza farsi veramente avanti, nel rispetto del problema di Philippe – si capisce – e comunque tenendo conto di certe articolazioni contemporanee sempre possibili. La vitalità di Driss, moderata dal buonsenso progressivamente acquisito grazie all’ambientazione borghese, sarà il condimento per una perfetta digestione del menù studiato su misura e buono per tutti.

Franco Pecori

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24 febbraio 2012