La complessità del senso
24 11 2017

Non me lo dire

Non me lo dire
Vito Cea, 2012
Fotografia Antonello Emidi
Uccio De Santis, Nando Paone, Mia Benedetta, Aylin Prandi, Gianni Ciardo, Umberto Sardella, Antonella Genga, Annabella Giordano, Brando Rossi, Pino Fusco, Piero De Lucia, Giacinto Lucariello, Michele De Virgilio, Franco Paltera, Mario Fiorito, Mariolina De Fano.

Lello fa ridere, con lui il teatro “se ne cade”. La comicità di Lello Morgese è semplice, sono battute quasi barzellette “tratte dal vero” e riconoscibili nella vita dell’ambiente da cui sono attinte. Il tipo è dell’uomo simpatico e prestante, aspetto giovane e sorriso allusivo. Ma soprattutto la chiave dell’allegria è data dal ritmo, precisissimo e infallibile, la risata viene insieme allo scoppiare dell’applauso. Volgarità? Se ne può fare a meno, il divertimento scivola via sulle esperienze di tutti e giorni, rappresentate dai tipi che nei piccoli centri si incontrano all’angolo della strada. E’ la comicità dei grandi comici italiani dell’altro secolo, provenienti dal duro mestiere del varietà. Piccole compagnie, miseri budget, mangiare non sempre, girare il mondo in un camper, distanza massima una sessantina di chilometri. Varietà perduto e da recuperare con passione, magari con l’aiuto di strutture tecnologiche un tantino adeguate, per esempio un’emittente televisiva locale, attraverso cui rivolgersi a spettatori in sintonia con lo spirito regionale. La pugliese Telenorba, per esempio. In televisione, per alcuni anni, è stato il bravo Uccio De Santis a indossare i panni di Lello Morgese. Le sue barzellette sceneggiate sono arrivate fino alle antenne di Sky e adesso siamo al cinema. Le “belle giornate” e le “nubi” di Checco Zalone non c’entrano, il prodotto deve ancora maturare. Ma De Santis è simpatico e ha un impatto col pubblico di tipo “naturale”, senza troppe mediazioni. Vito Cea (il regista di Mudù, di Barz e di Robinuccio, i programmi che hanno segnato il successo televisivo di De Santis) ha il merito di non avere pretese, taglia e cuce senza perdere tempo e confeziona un pacco credibile. La storiellina del comico lasciato dalla moglie Silvia (Mia Benedetta) perché quasi sempre assente in famiglia non ha rilevanza, ma poco importa. E nemmeno facciamo troppo caso al sexy ingenuo dell’aspirante attrice (Aylin Prandi) che asfissia Lello senza riuscire a fargli “tradire” Silvia. Più attraenti sono le “spalle” del comico, Volume (Nando Paone), Salvavita (Umberto Sardella) e gli altri indispensabili per dare corpo alle barzellette e rendere verosimili le situazioni. La trovata di andare in giro per incontrare dal vivo il proprio pubblico e riacquistare la fiducia in sé dopo un momento di crisi comica tiene a stento il filo del racconto, ma è comunque sfiziosa la figura dello psicoanalista (Franco Paltera) che ordina la cura al comico in panne.

Franco Pecori

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23 marzo 2012