La complessità del senso
16 12 2017

The Lady

The Lady
Luc Besson, 2011
Fotografia Thierry Arbogast
Michelle Yeoh, David Thewlis, William Hope, Sahajak Boonthanakit, Marian Yu, Nay Myo Thant, Dujdao Vadhanapakorn, Victoria Sanvalli.
Roma 2011, fc.

L’omaggio alla grande, profonda, contenuta, eroica sofferenza della Signora Aung San Suu Kyi per vincere la lotta a favore della democrazia nella sua patria e nella nazione Birmana ha portato Luc Besson lontano dalle precedenti figure femminili, la giovane punk del 1990 (Nikita), e l’intrepida eroina del 2010 (Adèle e l’enigma del faraone). La “Mandela al femminile”, detta anche “Orchidea d’acciaio”, conosciuta dal mondo per la ventennale detenzione domiciliare subita dal regime militare, è chiamata a reppresentare soprattutto la propria storia d’amore per il marito inglese Michael Aris (David Thewlis) e per i due figli, amore per la famiglia che non ha impedito alla donna di resistere al compromesso, aiutata dal Nobel per la Pace assegnatole nel 1991 – riconoscimento intermazionale ottenuto su pressioni diplomatiche che tenevano conto dei contrasti e degli equilibri “reali” tra gli emisferi politici occidentale e cinese. Il film, apertosi con una sequenza vagamente fiabesca alla “c’era una volta la Birmania” con le tigri a caccia di prede ed elefanti pascolanti nella jungla e con splendidi tramonti “liberi” e quasi invitanti al turismo, termina con una Lady “in gloria” che getta fiori ai monaci buddisti acclamanti dinanzi al suo cancello. L’oppressione dei militari è stata feroce e disumana, molto più delle violente e cieche azioni dei cowboys americani contro gli indiani del cinema western. Niente epopea con Besson, ma un’artistica rappresentazione rafforzativa della “storia vera” conosciuta da tutti. Molto bravi gli attori, specialmente Michelle Yeoh (Memorie di una geisha 2005, Sunshine 2007), ma non da meno il suo partner britannico (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban 2004, Il bambino con il pigiama a righe 2008) nel non facile compito di muoversi tra la comprensione amorevole per l’impegno della moglie e il proprio dramma personale, del cancro che gli è stato diagnosticato proprio mentre Suu si allontana da lui, presa dai problemi del suo popolo. Il regista non rinuncia all’attrazione emotiva e trascina a tratti lo spettatore sul filo della commozione.

Franco Pecori

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23 marzo 2012