La complessità del senso
16 12 2017

Posti in piedi in Paradiso

Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone, 2012
Fotografia Danilo Desideri
Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Micaela Ramazzotti, Diane Fleri, Nicoletta Romanoff, Nadir Caselli, ValentinaD’Agostino, Maria Luisa De Crescenzo, Giulia Greco, Gabriella Germani, Roberta Mengozzi.

Indulgenza plenaria. Come in terra così in terra – in Paradiso, per il momento, solo posti in piedi. Verdone resiste senza fare una vera e propria resistenza. Coltiva l’orto delle gag e delle macchiette anche con un ricrescente successo: la prima parte del film va spesso oltre il sorriso verso la risata, grazie alla progressione misurata e non volgare, sia pure non priva di “realismo” sociologico, e grazie alla giusta scelta degli attori i quali gestiscono con bravura un certo inventario del “già visto” trasformandolo in un gradevole “da-rivedere”. Nevrosi e tic convivono e si confondono in un quadro di attualità convenzionata nella sua freschezza. Ulisse/Verdone, Fulvio/Favino, Domenico/Giallini e Gloria/Ramazzotti danno vita all’affresco dei padri separati in difficoltà con gli impegni del risarcimento verso le rispettive famiglie per loro colpa decostruite. A loro si aggiunge, per la casualità oggettiva tipica della commedia di situazione all’italiana – e Commedia dell’Arte, in alcuni momenti felici – una Ramazzotti vicinissima al proprio possibile vertice, nella parte di una cardiologa scapestrata e scombinata che raccoglie nel suo corpo sbalordito il problema principale dei nostri giorni, la condizione di disorientamento dopo la caduta. E però, padri separati e pentiti, ma senza vera autocritica. Fulvio, giornalista critico cinematografico, cede alle necessità commerciali. Gli dispiace, ma tant’è: non trova la forza di replicare con un vero riscatto. Domenico, costruttore rovinato dal gioco e disponibile al vittimismo degli espedienti (sesso a pagamento per donne mature), è pronto a ricadere nel vizio delle scommesse alla prima occasione. Il più assennato, ma solo in apparenza, è Ulisse (fatti non foste a viver come bruti?), produttore musicale fallito per generosità verso la donna che ha amato e che ha illuso circa il suo futuro di brava cantante. I tre padri soffrono momenti di crisi profonda, arrivano a vivere forzosamente in un vecchio appartamento malandato mettendo insieme la loro tipica “nuova povertà”, ma non arrivano a dirsi/dirci il perché dei loro disastri. Accetteranno piuttosto di venir salvati dai figli. E’ da loro che arriverà soprattutto il ristoro morale e la salvezza dalla fine ingloriosa. Verdone ha parlato di «inno ai giovani affinché non compiano gli stessi errori dei genitori». E’ una giusta lettura del film, che infatti scivola verso un finale predicatorio mascherato da semi-happy-end col quale i padri sembrano prenotarsi più che altro una sosta in Purgatorio, in attesa che si liberino poltrone in cielo.

Franco Pecori

Print Friendly

2 marzo 2012