La complessità del senso
22 11 2018

Addìo Lucio Dalla


Lucio Dalla, nato a Bologna il 4 marzo 1943, è morto improvvisamente per un infarto il 1° marzo 2012 a Montreux. Il musicista era in Svizzera per una serie di concerti. Aveva recentemente partecipato al Festival di Sanremo. Autoironico e narciso, melanconico e beffardo, svenevole e allegro, melodico e sperimentatore di suoni (specialmente con la voce), lascia per molti un vuoto umano e anche un’eredità musicale, soprattutto sul versante della libertà espressiva. Le sue composizioni sono difficilmente catalogabili nei generi. In tempo di Wikipedia, inutile snocciolare la discografia, ciascuno può riandare con la propria memoria ai pezzi preferiti. Diamo piuttosto i primi commenti di persone che Dalla lo conobbero bene.

Gianni Morandi: «Ci conoscevamo dal ’63 e eravamo legati anche dal tifo per il Bologna oltre che dalla passione per la musica. Mi manca l’amico. E’ stato uno dei più grandi, autore, cantante, musicista, jazzista». Il fotoreporter Roberto Serra, bolognese amico storico di Lucio Dalla: «Non è possibile, mi ha telefonato ieri sera, stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso».

Per non santificarlo, perché non ne ha bisogno, diremo che pur essendo un esecutore bravo (suonò il Dixieland col clarinetto), Dalla non è stato un jazzista importante. E anzi, eravamo presenti in una trasmissione televisiva ai margini di Sanremo, molti anni fa, quando lo sentimmo quasi inveire contro il jazz moderno: «Ma che tristezza!» – diceva.

Due o tre titoli del periodo d’oro: Piazza Grande (1972), Com’è profondo il mare (1977), L’anno che verrà (1979).

F.P.

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1 marzo 2012