La complessità del senso
19 11 2017

17 ragazze

17 filles
Delphine e Muriel Coulin, 2011
Fotogrefia Jean-Louis Vialard
Louise Grinberg, Juliette Darche, Roxane Duran, Esther Garrel, Yara Pilartz, Solène Rigot, Moémie Lvovsky, Florence Thomassin, Carlo Brandt, Frédéric Noaille, Arthur Verret.
Cannes 2011, Semaine de la critique. Torino 2011, concorso.

A Lorient, cittadina francese sulle coste dell’Atlantico, tira aria di ribellione giovanile/femminile. E’ accaduto nel 2008 ma va bene anche oggi, almeno lo credono le sorelle Coulin, registe provenienti dai corti e al loro primo lungometraggio. Delphine ha già scritto alcuni romanzi, Muriel è stata assistente di Kieslowski, di Malle e di Kaurismäki. Il film racconta di un episodio di cronaca che ha colpito la fantasia del pubblico e, passato sullo schermo, è stato ben accolto non solo nei festival. Un gruppo di liceali, annoiate e intelligenti, ma soprattutto sognatrici e vogliose di andare “incontro alla vita” perseguendo un’autonomia che non ritengono di avere nel contesto delle loro famiglie e della scuola, provano a restare incinte tutte insieme, non tanto perseguendo un’idea di collettivismo quanto per farsi compagnia e aiutarsi in un’impresa che sanno susciterà sorpresa e forse anche indignazione. Ancora una Gioventù bruciata dopo quella del film di Nicholas Ray? Verrebbe piuttosto da dire “Gioventù incinta”. Le due vicende non si somigliano e sono diverse anche le due figure-guida, Jim/James Dean nel 1955 e ora Camille/Louise Grinberg, ma il titolo originale di quel lontano “manifesto” dell’inquitudine che preannunciava la ribellione del decennio successivo ci suggerisce una possibile chiave di lettura per questo film delle due esordienti francesi: Rebel Without a Cause era il ragazzo dal giubbotto rosso e altrettanto apparentemente “immotivata” sembra l’iniziativa delle nuove ribelli. Camille fa da battistrada e coinvolge le amiche di più assidua compagnia, poi il giro si allarga fino a suscitare un problema piuttosto serio, nella scuola e nelle famiglie. A un certo punto, però, il film smette di progredire. L’effetto sorpresa iniziale sembra svanire anche nei personaggi e gli espedienti narrativi non riescono a coprire la debole consistenza del racconto. Subentra l’incubo del dibattito televisivo.  «Libere, felici e responsabili» si vogliono sentire le ragazze, ma è troppo evidente la sproporzione tra l’utopia sognata e il mezzo pratico per perseguirla. Forse sarà vero che «Il sogno delle ragazze non si può fermare», ma è anche vero che si possono fare film meno immaturi nell’approfondimento dei personaggi e nello sviluppo della sceneggiatura (scritta dalle stesse registe).

Franco Pecori

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23 marzo 2012