La complessità del senso
22 09 2017

Henry

Henry
Alessandri Piva, 2010
Fotografia Lorenzo Adorisio
Carolina Crescentini, Claudio Gioè, Aurelien Gaya, Pietro De Silva, Eriq Ebouaney, Paolo Sassanelli, Michele Riondino, Dino Abbrescia, David Coco, Sidy Diop, Vito Facciolla, Roberta Fiorentini, Susy Laude, Max Mazzotta, Alfonso Santagata.

Pop ingenuo, un po’ com’è ingenuo è il rock di Celentano. E’ un problema entrare con questa chiave nel mondo dello spaccio di droga – la roba bianca chiamata “Henry” – quale s’è andato configurando recentemente a Roma. Ma tant’è, la scelta stilistica di Piva (Mio cognato, 2002) ci permette almeno di stare “oltre” lo stereotipo dei tipi della disperazione urbana e della società derelitta inquinata da una morale senza rimedio. Il pusher dialettale, lo smercio internazionale (i neri del Kenya), la malavita mafiosa sempre pronta a entrare in gara giostrano sparlando spudoratamente e con un certo umorismo attorno a un intreccio meccanico la cui soluzione interessa poco, così come il tema droga e le sue ragioni sociali. Le figure si muovono secondo una loro sequenzialità e questo basta al regista per non impegnarsi in discorsi più verosimili a livello della “realtà vissuta”. Stona perfino un po’ la prestazione più rilevante – nel senso della vicinanza al risaputo – di Claudio Gioè nei panni dell’ispettore Silvestri e di Paolo Sassanelli in quelli dell’agente Bellucci. Più giusta appare Carolina Crescentini nella parte di Nina, ragazza dai buoni sentimenti e preda della sfortuna. Nonostante certe punte non ortodosse del dire (dilaganti però nelle attrici di nuova generazione), come lo spigoloso «venerdì pomerizzo”» iniziale, la protagonista femminile riesce a far dimenticare l’irrilevanza della nascente storia d’amore con l’afro-palestrato della banda kenyota. Qualche morto e qualche ferito ma, in chiave pop, tutto si sistema. Se credevamo che Henry facesse davvero male eravamo un po’ ingenui.

Franco Pecori

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2 marzo 2012