La complessità del senso
21 09 2017

Young Adult

Young Adult
Jason Reitman, 2011
Fotografia Eric Steelberg
Charlize Theron, Patton Oswalt, Patrick Wilson, Elizabeth Reaser, Jill Eikenberry, Richard Bekins, Collette Wolfe, Mary Beth Hurt, Kate Nowlin, Hettienne Park, John Forest, Nicholas Delany.

Quel sottile sentimento di orrore verso la propria vita. La scrittrice Mavis Gary (Charlize Theron) è all’ultimo libro di una serie per ragazzi (“Young Adult”) ed è in fase di stanca. Sull’orlo della depressione, non riesce a consegnare all’editore nemmeno le prime pagine. Del resto, non è lei che firma i racconti, ma si limita al duro lavoro di  “ghost writer”. Un vago senso di disgusto si sta impadronendo di Mavis, per le piccole azioni abitudinarie, per i contatti umani usuali, per la scansione temporale delle giornate. Lei e il suo cagnolino sono ormai un mondo troppo ristretto e isolato, riesce a cogliere qua e là per la strada e nei negozi qualche battuta di giovani che parlano tra loro, cerca invano di rubare ancora parole e idee anche minime da poter utilizzare per le sue pagine. Ora vive a Minneapolis (Minnesota) ma viene dalla cittadina di Mercury, dov’è rimasta fino a tutto il liceo. E la memoria rivà a quella vita di provincia, agli amori giovanili. Nel frattempo continua a strapparsi uno a uno i capelli biondi, così per un suo problema irrisolto. Non è più una ragazzina brillante e strafottente, non ha più intorno a sé la fila di coetanei che le fanno la corte, uno specialmente: Buddy Slade. E decide di tornare per qualche giorno, vuole rivederlo. E’ il carattere di Mavis, con le sue sfumature “negative”, con la sua spigolosità sul filo della rottura drammatica, con la sua insoddisfazione indefinita e profonda, a fare di questo ritorno qualcosa di diverso da una prevedibile storia di “rientro all’ovile” e di “riappacificazione” con le proprie origini piccole. Dal momento in cui Mavis rivede Buddy (Patrick Wilson) e lo vediamo anche noi, ormai sposato felicemente e padre di una bimba neonata, il film sviluppa un’attesa diversa da uno scontato happy end, ad ogni sequenza capiamo meglio che quel “recupero” di vita non vissuta non funzionerà. E salgono sempre più in evidenza gli elementi di tale impossibilità, che non fanno parte del personaggio in sé ma che sul personaggio si specchiano fino a fare di Mavis la ragione antropologica e sociale di una ribellione impossibile, di un “aggiustamento” irrealizzabile. La moglie di Buddy e le altre amiche, il cugino di Mavis (Patton Oswalt), i piccoli riti della vita associata, in quel contesto, non sono che una medicina amara che stampa sul volto della protagonista (bravissima Theron) una smorfia di non-teatrale distacco, di drammatica comicità sarcastica. E per i  frequentatori del canadese Reitman (Thank You for Smoking 2005, Juno 2007, Tra le nuvole 2009) è la conferma di come la vita non regali soluzioni semplici per la felicità: «Per me, essere felice è molto complesso», dice Mavis a se stessa e a noi.

Franco Pecori

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9 marzo 2012