La complessità del senso
17 12 2017

Millennium – Uomini che odiano le donne

The Girl with the Dragon Tattoo
David Fincher, 2011
Fotografia Jeff Cronenweth
Daniel Craig, Rooney Mara, Christopher Plummer, Stellan Skarsgård, Steven Berkiff, Robin Wright, Yorick van Wageningen, Joely Richardson, Geraldine James, Goran Visnjic, Donald Sumper.

Da serial killer a serial film a volte il passo è breve. Il colpevole sfugge a chi non ha visto nel 2009 lo svedese Uomini che odiano le donne, di Niels Arden Oplev, con Michael Nyqvist e Noomi Rapace. Ma è facilmente individuabile se ora di questo remake, opera di David Fincher, si ha piena coscienza, anche a prescindere dalla lettura della mitica trilogia del romanziere Stieg Larsson, i cui meriti è bene che restino nella letteratura. Il killer è, come noto, Martin Vanger (Stellan Skarsgård), uno della ricca famiglia – una di quelle che “hanno fatto la Svezia moderna” – del vecchio Henrik (Christopher Plummer). Mikael Blomkvist (Daniel Craig) ci metterà un po’ a rendersene conto, dal giorno in cui accetta l’incarico di indagare sulla scomparsa, avvenuta 40 anni prima, di Harriet, nipote sedicenne del ricco industriale. Ma tutto sommato, il tema dell’assassino seriale, pur maleodorando di antisemitismo, passa in second’ordine rispetto al risvolto finale, che ovviamente non riveliamo. In nome di uno spirito maggiormente sensibile a un’eleganza dello spettacolo, ben coniugata con l’agilità risolutiva dei mezzi elettronici (computer al centro), la sostanza del contenuto viene qui attenuata fin quasi alla cancellazione e il film d’origine scivola, quasi senza che il pubblico se ne debba accorgere, nella confezione seriale. La giovane hacker Lisbeth Salander che interviene a dare una mano a Blomkvist ha mutato sembianze e così dalle durezze della “mostruosa” e fenomenale Rapace si è passati, per la gioia dei membri dell’Academy Awards, alle spigolosità stilizzate di Rooney Mara (NightmareThe Social Network). Il cambio è stato decisivo anche per l’accoppiata con Craig, rendendosi in tal modo convincente lo scivolamento della sofferenza professionale del giornalista (si parte dalla crisi nera della rivista economica Millennium dopo che il suo direttore Mikael Blomkvist vi ha scritto “cose inesatte”) in abilità investigativa di caratura “internazionale” (007).

Franco Pecori

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3 febbraio 2012