La complessità del senso
24 09 2017

Sulla strada di casa

Sulla strada di casa
Emiliano Corapi, 2011
Fotografia Raoul Torresi
Vinicio Marchioni, Daniele Liotti, Donatella Finocchiaro, Claudia Pandolfi, Fabrizio Rongione, Massimo Popolizio, Renato Marchetti, Fausto Maria Sciarappa, Lucia Mascino.
Annecy 2011, Premio Speciale della Giuria, Vinicio Marchioni at.

Alberto (Marchioni) vende chiodi in Liguria. Li fabbrica anche, ma non sempre gli escono dritti. Ora ci si è messa anche la crisi economica. Lui non vuole chiudere e però quanto potrà resistere? È più facile che resista il suo matrimonio con Laura (Finocchiaro), lei è bella, onesta e gli vuole bene. Ha comprato un abito lungo ma non se l’è ancora messo. Alberto lavora molto, quando una sera è libero preferiscono stare in casa con i loro due bambini, un maschietto e una femminuccia. Una volta si decidono a uscire e conosciamo l’amico Francesco (Sciarappa), uno che la pensa diversamente, secondo lui la crisi si risolve col fallimento. Si può fare. Alberto è di tutt’altra pasta, è timido oltre che perbene. Messo alle strette, preferisce in segreto accettare un lavoro sporco, viaggi della droga di cui nessuno dovrà sapere niente e per i quali non sarà compromessa la sua figura pulita. Ma c’è il committente, un boss calabrese (Popolizio) che, quando si accorge che Alberto è subito stato messo in mezzo da banditi concorrenti – il loro capo (Rongione) non ha nulla da invidiare ai più cattivi poliziotti della storia televisiva italiana -, non ci pensa due volte a sostituirlo con un corriere più affidabile (Liotti). Il problema è che nell’Italia in crisi più di un corriere è facile che sia un bravuomo. Contrito e di minuto in minuto vieppiù “fuori ruolo”, Alberto non sa come risolvere  la situazione fattasi, per un destino facile da prevedere e tuttavia non meno crudele, oltremodo drammatica. Il viaggetto che sembrava semplice è divenuto “impossibile”, i concorrenti malvagi minacciano la famigliola, non resta che lasciarsi guidare dalla necessità. E però, all’inseguimento del subentrato – il carico psico-socio-esistenziale della storia emerge ora in tutta la sua evidenza -, nell’estrema ricerca dell’incarico perduto, Alberto scopre che ha preso di mira un uomo come lui, uno che pure ha i suoi problemi privati, una donna (Pandolfi) lo ha lasciato, un figliolo lo aspetta e vuole il pallone di cuoio in regalo. I destini dei due sfortunati s’incrociano di notte nelle due stanze attigue di un motel “americano” sulla strada (quasi) di casa. Per uno di loro finirà male. Non sarà il caso di stabilire se se lo meritasse. Il regista, al suo primo lungometraggio, dice di aver voluto fare «un film di tensione che non fosse puramente di genere». Il fatto è che sullo schermo funzionano meglio proprio i momenti di tensione, mentre il lato esistenziale soffre di una tipizzazione seminascosta e sostanzialmente ridondante.

Franco Pecori

Print Friendly

3 febbraio 2012