La complessità del senso
18 11 2017

Hysteria

Hysteria
Tanya Wexler, 2011
Fotografia Sean Bobbitt
Hugh Dancy, Maggie Gyllenhaal, Rupert Everett, Jonathan Pryce, Felicity Jones, Ashley Jensen, Sheridan Smith, Kim Criswell, Elisabet Johannesdottir, Kate Linder, Corinna Marlowe, Leila Schaus, Jules Werner.
Roma 2011 concorso.

Tutti vorranno sapere quando, come e da chi sia stato inventato il vibratore elettromeccanico che oggi in tutto il mondo procura tanto piace alle donne. Deve averlo pensato la quarantenne americana di Chicago, indagando, come le piaceva, sulla storia dell’isteria, dal IV secolo a.C. (Ippocatre) e via via, passando per il persiano Avicenna che nel X secolo consigliava “sfregamenti”, o per il francese Phare che nel 1500 consigliava alle donne cavalcate nei boschi, fino ad arrivare al 1883, quando a Joseph Mortimer Granville venne in mente appunto l’apparecchio di cui sopra. Pochi anni dopo, nel 1895, Sigmund Freud pensò, a proposito di isteria, di spostare l’attenzione dal malfunzionamento uterino alle origini psichiche del disturbo. Ma ormai il destino commerciale del vibratore era segnato. Del resto, in genere la gente bada al lato pratico delle cose e soprattutto, deve aver pensato la Wexler (al suo terzo lungometraggio, ma ancora sconosciuta al pubblico italiano), sarà utile proporre una versione divertente, in forma di commedia d’ambientazione ottocentesca, dell’arrivo del fantastico strumento capace nei secoli a venire di compensare l’insoddisfazione femminile. Il riso fa bene e fa ben pensare. Così, mentre ci invita dall’inizio alla fine a sghignazzare sugli immaginabili equivoci di senso, ottenuti però con ottica realistica (qui il cortocircuito paradossale), il film viene incontro all’irrinunciabile e inestinguibile istanza di riscatto e di emancipazione della donna. Il giovane Dottor Mortimer (Hugh Dancy), “progressista” e scontento dello stato pietoso in cui sono ridotti gli ospedali londinesi (quando si dice Ottocento reazionario, come non pensare alla Londra vittoriana), riscatta la propria morale passando dall’assistentato presso lo studio esclusivo del Dottor Dalrymple (Jonathan Pryce) alla condivisione incondizionata della scelta “socialista” di Charlotte (Maggie Gyllenhaal), una delle figlie di Dalrymple, impegnata nella generosa assistenza ai poveri. Lei non ha avuto fiducia in quella specie di macchina per spolverare elettrica – così l’aveva vista Edmund (Rupert Everett) -, ”geniale” amico di Mortimer, prima che questi la trasformasse in vibratore con ben altre funzioni; ma poi, data la propensione del giovane dottore a cedere al fascino del socialismo femminile, non rinuncia a vederlo perfino come marito. Si può ridere, se si vuole, magari superando certe ovvietà di taglio e certe “arditezze” postume, che in fondo non fanno nemmeno male.

Franco Pecori

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24 febbraio 2012