La complessità del senso
20 09 2017

Non avere paura del buio

Don’t Be Afraid of the Dark
Troy Nixey, 2010
Fotografia Oliver Stapleton
Katie Holmes, Guy Pearce, Bailee Madison, Alan Dale, Jack Thompson, Julia Blake, Edwina Ritchard, Gary McDonald, Emelia Burns, Eliza Taylor-Cotter.

Il mondo diviso in due. Il consueto mondo dove viviamo normalmente  e un mondo altro, misterioso e malefico, che ci minaccia e vuole impadronirsi di noi. C’è un luogo destinato in particolare a funzionare da teatro per il succedersi di avvenimenti lungo la catena proveniente da un tempo che ci precede. Il disegnatore di fumetti horror Troy Nixey, già apprezzato a Toronto per il cortometraggio Latchkey’s Lament (2007), ha pensato di utilizzare un’antica casa vittoriana nel Rhode Island. Semiabbandonata e da ristrutturare, la dimora dovrà essere l’orgoglio dell’architetto Alex Hirst (Pearce) e della sua nuova compagna Kim (Holmes), arredatrice di interni. I lavori procedono bene e si è quasi al giorno dell’inaugurazione, quando Alex vede arrivare la piccola Sally (Madison), sua figlia, della quale la madre ormai separata vuole liberarsi. La bambina non sembra affatto entusiasta del proprio trasferimento, suo padre è molto preso dal progetto della grande casa e pare che il rapporto con Kim non sarà tanto facilmente avviabile. Ma ancor prima, Nixey ha montato, proprio in testa al film, una strana sequenza con l’aria di volerci fornire una chiave di lettura. Nel suo vecchio e polveroso studio di illustratore naturalista, il famoso Emerson Blackwood, muore in circostanze orribilmente drammatiche.  Capiremo poi il nesso. Fatto sta che Sally viene attratta dalla presenza di strane voci che man mano si materializzeranno in minuscoli Homuncoli brutti e aggressivi. La bambina non viene creduta e anzi si pensa di affidarla alle cure di uno psicologo. E invece Sally ha ragione di denunciare al padre e a Kim i fenomeni che la turbano. Sceneggiato da Guillermo del Toro insieme a Matthew Robbins (Sugarland Express 1974, Il drago del lago di fuoco 1981), il film fa crescere bene la suspence, grazie anche alla bravura degli attori, specialmente della piccola protagonista, ma si arrende all’ovvio e al già visto quando le strane presenze prendono forma, lasciando cadere la dimensione “interiore” della paura. Sicché il mondo torna a essere uno senza che ve ne sia stato un chiaro motivo.

Franco Pecori

Print Friendly

13 gennaio 2012