La complessità del senso
17 12 2017

Immaturi – Il viaggio

Immaturi – Il viaggio
Paolo Genovese, 2012
Fotografia Fabrizio Lucci
Ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Raoul Bova, Anita Caprioli, Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis, Luisa Ranieri, Maurizio Mattioli, Giovanna Ralli, Lucia Ocone, Alessandro Tiberi, Francesca Valtorta, Lavinia Longhi, Aurora Cossio, Rocío Muñoz.

Ormai sono quarantenni. Nel 2010, per un pasticcio burocratico, avevano dovuto rifare, a distanza di 20 anni, gli esami di terza liceo e ora si sono decisi a realizzare il “viaggio della maturità”. I compagni di scuola sembrano voler restare in contatto per tutta la vita, ci pensa Paolo Genovese a tenerli d’occhio e a raccontarceli, con discreto brio e sufficiente disinvoltura, non senza qualche accento di riflessione. il regista è anche autore della sceneggiatura, stesa con equilibrio umoristico e con accorto dosaggio di scene “esteticamente” piacevoli e di fasi psicologicamente implicative, ma il film dice soprattutto che l’evasione programmata e in un certo modo anche forzata non è la cura giusta per le sofferenze di una vita che, oggi, si va facendo oltre misura difficile da gestire, proprio per la generazione in oggetto. Tra l’altro, il viaggio dei protagonisti ha per meta l’isola di Paros, in un paese come la Grecia che in questo periodo non è facile identificare come luogo ideale di parentesi spensierate. E’ fatale che Piero (Bizzarri) e Virgilio (Kessisoglu), Lorenzo e Luisa (Memphis e Bobulova) e Giorgio e Marta (Bova e Ranieri) si portino dietro il carico dei rispettivi problemi di vita quotidiana – li possiamo intuire pur nella giusta leggerezza con cui vengono accennati, c’è perfino il tumore al seno di Eleonora (Caprioli) – e non riescano del tutto a liberarsene nei pochi giorni di libertà circoscritta. Guarda caso, il più disponibile a nuove aperture, improvvise e “regalate”, sembra essere Luigi (Mattioli), il papà di Lorenzo, il quale nasconde a stento sotto l’icastico spirito romanesco il segno di una responsabilità precedente. Ma al di là delle efficaci caratterizzazioni, tutti i personaggi vivono una propria accettabile verosimiglianza non solo referenziale. Il più preciso indizio, in questo senso, è dato dalla figura di Francesca (Angiolini). Più degli altri è lei a sentire il disagio della forzatura rituale. Gli altri lo avvertono e in parte lo risolvono aggrappandosi alle finzioni usuali del dettato sociale, Francesca invece denuncia in proprio il disturbo della solitudine e della separazione dal suo Ivano (Tiberi) che non ha voluto portare con sé credendo di rispettare così un’implicita regola di gruppo. Ed è appunto su di lei che si addensa una crisi di sistema, rappresentativa – a ben vedere – dell’inadeguata riposta attuale a possibili istanze di rinnovamento. Al gruppo degli immaturi, inclusa la “dispari” Francesca, non resta che rientrare in sé, chiudendo il viaggio.

Franco Pecori

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4 gennaio 2012