La complessità del senso
18 11 2017

L’Illusionista

L’illusioniste
Sylvain Chomet, 2010
Animazione
Berlino 2010, Evento.

Ennesima conferma e sublime esempio che non esiste ispirazione artistica attinta da misteriosi “serbatoi” interiori o simili. E che il valore, la ricchezza di senso del risultato del fare poetico è verificabile a livello oggettuale. La radice, cultura e forma, di questo Illusionista porta il nome di Jacques Tati, evidenza dichiarata e nessun dubbio. Il disegno del cartoonist francese, col suo tratto “a matita” citato al computer in maniera gentile e discreta, traccia non solo il personaggio principale ma il carattere stesso e la personalità dell’artista alla cui opera si ispira. L’effetto è di una contestazione non urlata e profonda del cinema che ora va per la maggiore presso il pubblico più vasto, o meglio il pubblico più disponibile alla fruizione  meno “mediata” e maggiormente arresa all’offerta tecno-emozionale. Il film deriva da una sceneggiatura scritta da Tati attorno agli anni del suo Mon Oncle (1958) e ritrovata negli archivi del Centre National de la Cinématographie. Il merito di Chomet (regista apprezzato nel 2003 a Cannes per l’Appuntamento a Belleville – Les Triplettes de Belleville) è di essere andato oltre l’esercizio di stile, assumendosi il rischio di  un’immedesimazione sostanziale e di merito. La toccante storia del maturo illusionista, “espulso” con rumore dai nuovi esponenti della musica rock che gli rubano la scena e l’applauso, si combina con la tenera partecipazione di Alice, la giovane inserviente dell’alberghetto dove alloggia l’artista nel suo giro ormai di secondo piano. Si va da Parigi a Edimburgo, ma l’ambiente non è certamente “turistico”. Verosimile in ogni dettaglio (perfino ciascun passante è in qualche modo un personaggio), il disegno racconta la speranza illusoria di un proseguimento possibile: è vero che «i maghi non esistono» – lo scrive l’illusionista nel biglietto che lascia “in eredità” alla sua incantata ammiratrice quando s’accorge che lei è ormai pronta a volare nel sogno dell’innamoramento -, però è anche vero che la vita continua e un altro illusionista può prendere il posto lasciato libero, magari non più sul palcoscenico ma dietro la vetrina di un negozio di mode.

Franco Pecori

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29 ottobre 2010