La complessità del senso
16 12 2017

Il giorno in più

Il giorno in più
Massimo Venier, 2011
Fotografia Paolo Carnera
Fabio Volo, Isabella Ragonese, Camilla Filippi, Roberto Citran, Pietro Ragusa, Luciana Littizzetto. Lino Toffolo, Stefania Sandrelli, Jack Perry, Valeria Bilello, Stella Pecollo, Paolo Bessegato, Roberta Rovelli, Anna Stante, Irene Ferri, Hassani Shapi.

Trentasette anni, brillante nel lavoro in azienda, single affatto incline non solo al matrimonio ma a qualsiasi tipo di rapporto duraturo, Giacomo (Fabio Volo) è un “bambino egoista”, età sentimentale: 14 anni. Molto “esistenziale oggi”, molto casuale quotidiano, molto studiato a tavolino (quattro sceneggiatori, Massimo Pellegrini, Federica Pontremoli, Massimo Venier e lo stesso Fabio Volo per portare a film l’omonimo romanzo di successo). L’espressione del volto si articola in una serie di smorfie accennate e di sguardi spauriti per furbizia e/o resa opportunistica verso gli “ostacoli” che la vita gli oppone, ostacoli minimi ma fastidiosissimi, come la perdita delle chiavi dell’auto o di casa. Finirà che l’amore improbabile e quasi impossibile s’impadronirà di lui. Il fatto è che per arrivare alla fine, la costruzione dei dati, la composizione situazionale, fase che di solito occupa l’inizio delle commedie, si prolunga e tende a prendere il posto della trama, sicché il film diventa una sorta di mascheratura metaforica invadente e addirittura primaria rispetto alla storia che vuole raccontare. Il punto centrale è proprio la finzione che Giacomo, preso da una serie di piccole incidenze, è costretto a inventarsi. In tram, ha incrociato lo sguardo, con una ragazza (Isabella Ragonese), si sono piaciuti ma è finita prima di cominciare perché lei deve subito partire per New York. Non hanno fatto in tempo a presentarsi, la chiama Agnese e racconta a tutti che si è fidanzato con lei e anzi sta per sposarla. La donna dello schermo? Sì, ma molto moderna, soltanto da usare come scusa per vincere nello slalom dei soliti fastidi giornalieri – ne segnaliamo due, rispettando la bravura degli interpreti: l’insopportabile amico pedante e “fuoriruolo” (Pietro Ragusa) e il nuovo compagno della madre di Giacomo (Stefania Sandrelli), la quale, rimasta vedova, non cessa di aver bisogno di affetto e lo trova appunto nell’anziano Fausto (Lino Toffolo), facendo ingelosire il “bambino” Giacomo. Tornando al film-metafora, tutto il film nel suo complesso, magari all’insaputa degli autori, si identifica con Agnese: il film dello schermo. E la montagna di battute e battutine, di trovate e trovatine, di spiritosaggini allusive e a momenti drammaticamente serie, forma un tutt’uno e si fa personaggio principale. Ed è un personaggio debole, che non gliela fa a resistere all’happy end, accetta anzi di venire incontro all’istanza amorosa (in fondo anche amoròsa) che sottende l’avventura “moderna e contemporanea” di Giacomo e Michela (questo il vero nome di Agnese). Così, le distanze tra Milano e New York si riducono e, nel mondo globale dell’imprenditoria – editoriale, guarda un po’ – lasciano spazio e tempo al ritrovarsi, al riconoscersi, al fermarsi per un giorno in più e finalmente uscire dalla bugia. Sarà poi così? In volo con Volo, non costa molto assuefarsi. Lo snack sotto l’ufficio nell’ora d’intervallo risulterà più sopportabile.

Franco Pecori

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2 dicembre 2011