La complessità del senso
23 11 2017

Sherlock Holmes: Gioco di ombre

Sherlock Holmes: A Game of Shadows
Guy Ritchie, 2011
Fotografia Philippe Rousselot
Robert Downey Jr., Jude Law, Jared Harris, Stephen Fry, Rachel McAdams, Noomi Rapace, Kelly Reilly, Eddie Marsan, Geraldine James, William Houston, Gabrielle Scharnitzky, Thorston Manderlay.

Complicato e macchinoso, stupisce per le soluzioni tecnoacrobatiche, continue e insistenti, che sfondano il muro dell’epoca (fine ‘800) sovrapponendosi alla dimensione letteraria originale (Conan Doyle). Il lavoro di riadattamento e trasformazione dei personaggi – Holmes e Watson affidati a Downey Jr. e Law – impostato col primo film (Sherlock Holmes 2009), si spinge ora fino all’estremo tra-visamento (usiamo il termine in senso tecnico, quasi un guardare attraverso) dei comportamenti e degli effetti, costruendo soluzioni che finiscono per spingersi al di là dell’intreccio e del “giallo”, verso un orizzonte puramente fantastico. Proprio mentre Holmes viene finalmente a contatto diretto con il nemico numero uno e genio del male, Moriarty (Harris), non aspettiamoci verosimiglianze realistiche. Trionfa invece la raffigurazione fantastica di un mondo passato-futuro in cui le supermacchine da guerra  si sposano con una sorta di evoluzione cibernetica del corpo stesso dei protagonisti, ora somiglianti più a ultra-uomini senza peso che a superdetective dall’acume straordinario: tanto che, per paradosso, siamo meno interessati alle induzioni-deduzioni dei poliziotti e, dando per scontato che riusciranno ad avere la meglio, ci godiamo in assoluto relax la giostra vorticosa delle infinite sfide a rischio mortale. Per quanto gli autori (il regista Guy Ritchie e gli sceneggiatori Kieran e Michele Mulroney) sottolineino la validità malefica dell’intelletto perverso di Moriarty, non ci sfiora mai il dubbio circa l’esito del confronto: partita vinta a tavolino (i nostri due eroi possono avvalersi stavolta perfino dell’intervento “zingaresco” della brava Rapace nei panni di Sim, donna da combattimento che non perde mai un colpo). La storia moderna è alla svolta dell’imminente Guerra Mondiale, ma è come se non ne avessimo mai saputo né dovuto sapere gran che.

Franco Pecori

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16 dicembre 2011