La complessità del senso
16 11 2018

Moretti: Feroce con me stesso

 

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Sogni d’oro

Agosto 1981. Il regista di Io sono un autarchico e di Ecce Bombo ha finito di montare il suo terzo film, Sogni d’oro. E’ il primo grosso impegno di Nanni Moretti con l’industria cinematografica: Gaumont e Rai Rete1, costo intorno ai 900 milioni di lire, 12 settimane di riprese, fotografia di Franco Di Giacomo, montaggio di Roberto Perpignani; nel cast, oltre allo stesso Moretti, Piera Degli Esposti, Laura Morante, Alessandro Haber. A Venezia, il film otterrà il Premio speciale della Giuria. In un’intervista al Paese Sera prima di partire per il Lido, il regista riafferma la propria concezione autobiografica del cinema. Oggi, a distanza di un quarto di secolo e dopo due trionfi (Caro diario e La stanza del figlio) a Cannes, le parole del Moretti di allora si possono rileggere “al presente”.

Ti prendono per un regista un po’ naïf. Non ti ribelli?
«Sì. Ma esiste davvero un cinema naïf? Anche chi non si è mai coltivato cinematograficamente, bene o male ha introiettato il linguaggio corrente e di consumo, il linguaggio televisivo, della pubblicità. Per quanto riguarda me, c’è un equivoco naturalistico. Io non credo al cinema come riproduzione della realtà. Gran parte del pubblico, anche quello più smaliziato, ci crede».

Altra etichetta: il comico. Ti sta bene?
«Due no e un sì. No per l’inserimento giornalistico nei Nuovi Comici. No se si vuol dire che faccio film solo comici – uno dei motivi del successo di Ecce Bombo è che è stato scambiato per un film solo comico. Sì, invece, perché io non mi vergogno della mia comicità, come capita a un Woody Allen. L’ironia è un mezzo espressivo molto adatto per evitare il ridicolo e l’autocompiacimento».

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Ecce Bombo

Compitino: il tuo orizzonte culturale
«Una sinistra vera, critica e non dogmatica, che purtroppo non esiste».

Che cosa ti piace del cinema italiano?
«Neorealismo, Fellini, cinema d’autore anni ’60 (Bellocchio, Taviani, Ferreri, Bertolucci, Pasolini), Carmelo Bene».

Qual’è la funzione della musica nei tuoi film?
«A volte di contrappunto ironico, a volte di sottolineatura di un’emozione. Oppure serve a ricordare l’artificio, la costruzione della scena».

E’ più facile la presa diretta del suono o il doppiaggio?
«Da un punto di vista tecnico e per velocità del lavoro, è più facile il doppiaggio. Dal punto di vista espressivo, la presa diretta dà risultati che il doppiaggio non può raggiungere. Comunque, non voglio imporre la presa diretta a nessuno e nemmeno a me stesso».

Quand’è che un film può diventare popolare?
«Vuoi dire un film di successo? Ci sono tanti fattori, la qualità del film è solo uno di questi fattori. Fortunatamente, c’è sempre meno gente che pretende di avere la ricetta per un film di successo».

Descrivi i ruoli che giocano in Sogni d’oro
«Per il mio personaggio, credo di essere molto feroce con me stesso, crudele. Mi interessa l’autobiografia fino alla crudeltà».

Vorresti che i tuoi film venissero proiettati nelle serate dell’estate romana?
«No».

Si parla di nuovo cinema italiano a Venezia. Ti senti isolato?
«Sì. Anche per le posizioni che tengono le riviste e i giornali. Non mi compiaccio assolutamente di questo isolamento. Oltretutto, non è solo cinematografico ma anche politico, culturale, morale».

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Franco Pecori, Sarò sempre fedele alla mia autarchia – intervista a Nanni Moretti, Paese Sera, 2 agosto 1981


 

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4 maggio 2007