La complessità del senso
20 09 2017

Doppia ipotesi per un delitto

film_doppiaipotesiperundelitto.jpgSlow Burn
Wayne Beach, 2005
Ray Liotta, L.L. Cool J, Mekhi Phifer, Jolene Blalock, Guy Torry, Taye Doggs, Chitewel Ejiofor, Bruce McGill.

Cinema illustrato. Anche questa è un’ipotesi. Il metodo è nell’affidare la trama ad una voce narrante e nell’agganciare i suoi interventi ad immagini, statiche, dettagliate e patinate, in cui il movimento si riduce più ad un quadro che non ad un susseguirsi di azioni. L’operazione produce l’effetto di accentuare il portato simbolico dei tratti di spazio-tempo. Il che, applicato ad un intrigo non solo “doppio” ma, via via, triplo e quadruplo, da un lato devia lo spettatore dal piano percettivo verso l’eleborazione intellettuale e, dall’altro, per contrasto, induce chi guarda ad una sorta di disimpegno, proprio verso la soluzione del thriller. In sostanza, lo spettatore si troverà, alla fine, di fronte ad una soluzione molto meno intricata di quanto gli è stato “promesso” dall’inizio. Implicazioni politiche e sociali si intrecciano e confliggono con i problemi anche personali di un procuratore distrettuale, Ford Cole (Liotta, blanda presenza di protagonista), il quale, mentre aspira alla carica di sindaco della città, si trova coinvolto in prima persona nel “mistero” di un omicidio. L’imbarazzo, per lui, nasce dal fatto che è proprio la sua bella aiutante-amante, Nora Timmer (Blalock) ad essere sospettata di aver ucciso un suo “aggressore”. E’ vera la sua versione di difesa dallo stupratore? La prima reazione è di accettare il racconto di Nora, ma poi, progressivamente, le cose si complicano, secondo un percorso camaleontico che tende a smascherare i ruoli dei protagonisti. Il regista ha l’aria di puntare alla brevità di tempo, 5 ore prima dell’alba, a disposizione di Ford per arrivare alla verità. Ma tra questa dinamica e l’artificiosa complessità dell’intrigo il contrasto si rivela insuperabile.

Franco Pecori

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4 maggio 2007