La complessità del senso
18 11 2017

Il mio domani

Il mio domani
Marina Spada, 2011
Fotografia Sabina Bologna, Giorgio Carella
Claudia Gerini, Raffaele Pisu, Claudia Coli, Paolo Pierobon, Lino Guanciale, Enrico Bosco
Roma 2011, concorso

Monica, donna di oggi, guarda il mondo con uno sguardo rétro, quale risulta dal film di Marina Spada, regista al terzo lungometraggio dopo Forza Cani (2002) e Come l’ombra(2006). L’ispirazione fin troppo palesemente antonioniana non mantiene il valore stilistico dell’originale e le immagini finiscono per risultare “passate”. Claudia Gerini si è messa nei panni di una manager che si occupa di risorse umane. La società milanese di formazione aziendale per cui lavora lascia trasparire il momento di crisi attuale e la “filosofia” che Monica cerca di trasmettere ai quadri nelle sue “lezioni” appare come una didascalia utopica. Il castello professionale cade presto, la relazione con Vittorio (Paolo Pierobon), presidente della società, svanisce nel nulla come pure l’effimero incontro con Lorenzo (Lino Guanciale), giovane frequentatore di un seminario di fotografia a cui Monica partecipa non avendo – sembra – molto altro da fare. Dell’altro, per la verità, non mancherebbe: le antiche incomprensioni con l’anziano padre (Raffaele Pisu), gli attriti con la sorellastra Simona (Claudia Coli) e il velleitario tentativo di protezione verso il figlio adolescente di lei (Enrico Bosco). Invece, il vago rimando a temi e forme di capolavori come La notte (1960) e L’eclisse (1962) resta in superficie, nell’equivoco formale di un’espressione capace di rappresentare contenuti per via analogica, senza però mostrarsi adeguatamente selettiva. Il “nulla” che sottintendevano le sequenze dell'”incomunicabilità” antonioniana era la proiezione di un’alienazione non individuale, ben oltre le crisi intime dei personaggi. Il metodo del livellamento ontologico del materiale profilmico registrava nelle inquadrature una casualità non pre-scritta che diveniva sostanza estetica e visione del mondo. Il “domani” di Monica è racchiuso nel corpo e nella recitazione della Gerini, “il pedinamento” della quale si riduce a una limitazione dei movimenti e a una semplificazione elementare dei contenuti. La stessa musica jazzistica (Paolo Fresu e Bebo Ferra) finisce per risultare pretenziosa.

Franco Pecori

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4 novembre 2011