La complessità del senso
22 11 2017

The Bridge

film_thebridge.jpgThe Bridge
Eric Steel, 2006
Documentario

Solo nel 2004, 24 persone si sono tolte la vita gettandosi dal  ponte più famoso del mondo, il Golden Gate Bridge di San Francisco. In tutto, la tragica decisione è stata presa 1500 volte. Ma nel periodo in questione, Eric Steel ha deciso di tenere piazzate per tutto un anno due videocamere su due punti della struttura e, in particolare, una dotata di un teleobbiettivo in grado di veder bene da lontano anche i volti. La lunga “osservazione” ha prodotto un materiale di per sé sconvolgente, che è poi divenuto un film profondamente umano grazie alla passione con cui il regista ha scandito i tempi e montato le immagini. Steel non si è mai avvicinato troppo ai singoli, limitandosi a seguirne il destino con estremo rispetto. Ha poi raccolto lunghe dichiarazioni di alcuni parenti o conoscenti dei suicidi e dalle loro parole è emersa una “casistica” complessa, ben al di là della “cronaca” e del dettaglio visivo. Eppure, la fermezza con cui gli obbiettivi fissano lo scorrere del tempo e il passaggio delle persone, turisti in genere, visitatori, curiosi e, purtroppo, anche persone che hanno in mente di farla finita, la fermezza, che non è insistenza ma sguardo coraggioso, ci obbliga a partecipare responsabilmente al fenomeno e cioè ad assumerlo come un dato storico, dotato di un suo senso articolabile. Sono varie le pertinenze che entrano in campo. Intanto, l’essere a volte gli ultimi a vedere qualcuno in vita. Poi, l’occasione per un’indagine anche sofferta su diverse personalità, dei suicidi “raccontati” da chi ha vissuto con loro o che li ha conosciuti. Terzo e non ultimo, l’indice mitologico (il Ponte, da dove si può vedere San Francisco e anche Alcatraz), con la città e la prigione che si presentano unite appunto dal “sottile” – per quanto imponente – filo del Bridge; filo che di volta in volta sembra cedere, spezzarsi, arrendersi ad alcune volontà misteriosamente negative. Certo, ogni film stimola sempre, se si vuole, a riflessioni teoriche. Ma questo Bridge è la spia trasparente di come, nel cinema, la forma dello script possa essere un qualcosa di molto variabile, quasi del tutto in funzione della ripresa. A volte il cinema riafferma con forza la propria ovvietà di base: di essere radice di film e, insieme, frutto di film. Il documentario di Stell, in questo senso, è soprattutto il documentario di se stesso.

Franco Pecori

 

Print Friendly

27 aprile 2007