La complessità del senso
23 09 2017

One Day

One Day
Lone Scherfig, 2011
Fotografia Benoît Delhomme
Anne  Hathaway, Jim Sturgess, Patricia Clarkson, Ken Stott, Romola Garai, Rafe Spall, Tom Mison, Jodie Whittaker.

Amore, scelta, fatalità, tre parametri su cui misurare un incontro, raccontato dalla regista danese con una forma diaristica esibita come provocazione, per dire: guarda un po’, a volte, un giorno del calendario, il 15 luglio, può incidere così profondamente nella storia sentimentale di due giovani da condizionarne la vita intera. Emma (Anne Hathaway, I segreti di Brokeback Mountain, Il diavolo veste Prada, Becoming Jane, Alice in Wonderland, Amore & altri rimedi) e Dexter (Jim Sturges, Accross The Universe, 21, L’altra donna del re, Crossing Over) si danno il primo bacio il 15 luglio 1988, giorno della loro laurea. Il momento sembra casuale, ma lei ha lui nella testa già da molto tempo. Passano la notte insieme ma restando “amici”. Entro questa tensione emotiva e sessuale resterà la loro storia per i successivi 20 anni, durante i quali, ad ogni 15 luglio, ritroveremo Em e Dex con le rispettive evoluzioni private, sempre legate dal filo interiore di una passione irrisolta. Il non-detto e il non-fatto sono la chiave interpretativa di due sensibilità, di due intelligenze, di due visioni del mondo che sembrano destinate a fondersi e che invece restano separate da una fatalità inenarrabile (soprattutto per non togliere la sorpresa allo spettatore). Lone Scherfig, conosciuta in Italia per Italiano per principianti (2002) e per An Education (premio del pubblico al Sundance Festival 2009), tiene ancora fede alle regole di “autenticità” del Dogma, la poetica di Lars Von Trier, curando la “naturalezza” dei comportamenti e la “quasi-indifferenza” (a parole) dei personaggi rispetto al proprio destino. Le immagini, poco “costruite”, si legano più in funzione “neorealistica” (coerente la fedeltà ambiantale relativa agli anni ’90) che secondo i dettami della commedia americana classica. Eppure, nonostante David Nicholls abbia già scritto il suo bestseller come “una sceneggiatura camuffata da romanzo”, il film risente della derivazione letteraria. Il carattere “scritto” di One Day risalta con maggiore incidenza quando la scena è a favore del protagonista maschile. Le sue caratteristiche, la sua voglia di vivere, la sua immaturità, la sua leggerezza nell’accettare i compromessi professionali (Dex fa il presentatore televisivo) e nel barcamenarsi tra l’affetto della madre (Clarkson) e la ruvidezza del padre (Stott), sono sottolineate in modo alquanto tipologico. Quel certo imbarazzo e quella certa disinvoltura nel gestire le proprie casualità sembrano restare all’esterno del personaggio, enunciate più che vissute. Diverso il valore interpretativo di Anne Hathaway. Emma e l’attrice sono un tutt’uno, la sostanza umana del film si regge su questo unicum attoriale. In lei la vita come impulso/esitazione si mostra in un cinema-verità raro nel contesto attuale.

Franco Pecori

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11 novembre 2011