La complessità del senso
19 11 2017

Voce del verbo amore

film_vocedelverboamore.jpgVoce del verbo amore
Andrea Manni, 2007
Giorgio Pasotti, Stefania Rocca, Cecilia Dazzi, Magdalena Grochowska, Tony Kendall, Simona Marchini, Eros Pagni, Aurora Manni, Niccolò Perito.

Pedagogia del luogo comune. Dice: ma riguarda tutti! Dice anche: non se ne giova alcuno. E’ il classico problema di dire le cose in modo il più possibile chiaro e che risulti divertente. In realtà si sovrappongono due istanze, la chiarezza e il divertimento. Cominciando da quest’ultimo, proviamo a scrivere in due modi: “divertente” e divertente. Quello del “cosiddetto” divertente è lo scivolo più usuale: si fa una ricognizione (di solito implicita) di situazioni e modi (di parlare e di fare) che quasi tutti riterrebbero “divertenti” e si utilizzano per un ennesimo testo (film, in questo caso) da confezionare. Risulteranno più “divertiti” gli spettatori più disponibili (pre-parati) ad accettare le virgolette. Tuttavia, il rapporto tra il prima e il dopo visione sarà sostanzialmente vicino allo zero, se misurato in funzione di un qualche cambiamento di vita, interiore o pratica che sia. Insomma, scarsa o nessuna utilità culturale. Il divertente autentico, invece, utilizza la media stereotipa (relativamente inevitabile) di situazioni e modi per spostare (di-vertire) l’attenzione dello spettatore da un punto (o momento) all’altro del contesto (situazioni e modi, parlare e fare) di quel tanto da indurlo ad una risposta consapevole rispetto ad un cambiamento avvertito. Lo spostamento può arrivare fino a toccare il confine tra comico e drammatico, che è poi il punto più profondo ed efficace della comicità autentica, come insegnano i grandi comici. Ora, il film di Manni (Da cosa nasce cosa, Il fuggiasco) parte dalla separazione di Francesca (Rocca) e Ugo (Pasotti) e la tratta come un caso tipico. La coppia che si separa e si risepara, si riunisce e si riunisce ancora, in un infinito stop-and-go dovuto in sostanza alla scarsa dimestichezza con la coniugazione del “verbo amore”. Il “divertimento”, dice il film, è proprio nel gioco tra amare e amore, dove verbo e sostantivo si confondono in una specie di circuito chiuso, il cui sbocco non può essere che il ritorno al punto di partenza. Vogliamoci bene. Frasi fatte e figurine vanno a comporre un “divertente” album di famiglia “moderna”. Quanto alla chiarezza, lo stesso lettore si sarà accorto di quanto sia difficile il rispetto di tale parametro. E, prima ancora che il rispetto, la definizione.

Franco Pecori

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27 aprile 2007