La complessità del senso
17 11 2017

Super

Super
James Gunn, 2010
Fotografia Steve Gainer
Rainn Wilson, Ellen Page, LivTyler, Kevin Bacon, Michael Rooker, Andre Royo, Sean Gunn, Stephen Blackehart, Don Mac, Linda Cardellini, Nathan Fillion, William Katt, Gregg Henry, Edrick Browne, Mollie Milligan, Lindsay Soileau, Greg Ingram.
Torino 201, Festa Mobile.

Le vie dei supereroi portano a Dio? Non esageriamo, sembra dire James Gunn, regista di St. Louis alquanto portato a frequentare, fin dalle sue esperienze di sceneggiatore (Scooby-Doo 2002, L’alba dei morti viventi 2004), il genere giallo/horror con una certa disinvoltura comica (da regista ha esordito con Slither nel 2006). Con Super siamo al paradosso agghiacciante che fa ridere. Gunn non si fa scrupolo di calcare la mano, utilizzando esplicitamente la tecnica del fumetto esibita come disegno esplicito, in una dimensione provocatoria. Il tema del rapporto con Dio è il motore che anima il film, ma il tono è scherzoso e a tratti perfino sarcastico. Il protagonista viene abbandonato dalla moglie Sarah (Tyler), la quale se ne va con Jacques (Bacon), sciagurato eroinomane e seduttore. È a quel punto che scatta in Frank (Wilson, La mia super ex ragazza 2006, The Rocker – Il batterista nudo 2008) l’esigenza del riscatto e sembra che il Dito luminoso di Dio indichi proprio lui come eroe destinato a sconfiggere la cattiveria del mondo. Il compito non è poi tanto difficile: «Tutto quello che ci vuole per essere un supereroe è scegliere di combattere il male». Frank si maschera con una tuta rossa e, armato di una grossa chiave inglese, si apposta negli angoli più improbabili in attesa che i “cattivi” transitino nelle vicinanze. Si da il nome di Saetta Purpurea e si fa aiutare dalla giovane assistente Libby (Page) o Saettina. Nelle loro frenetiche ed esagerate azioni punitive il supereroe comico si scaglia contro i molestatori di bambini, i drogati e i teppisti che graffiano le auto: il livello più ovvio e più facile da incontrare su una strada dell’anticrimine. Le gag sono divertenti e spassose, il tono è parodistico fino al rischio di far saltare l’intento morale. La baracca viene salvata dal finale, col trionfo del matrimonio per la famiglia perfetta: moglie, marito e quattro figli.

Franco Pecori

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21 ottobre 2011