La complessità del senso
19 11 2017

Jane Eyre

Jane Eyre
Cary Joji Fukunaga, 2011
Fotografia Adriano Goldman
Mia Wasikowska, Michael Fassbender, Jamie Bell, Sally Hawkins, Holliday Grainger, Tamzin Merchant, Imogen Poots, Amelia Clarkson, Romy Settbon Moore, Freya Parks, Judi Dench, Lizzie Hopley, Jayne Wisener, Su Elliot, Freya Wilson, Emily Haigh, Ewart James Walters, Craig Roberts, Valentina Cervi, Sally Reeve.

Una bravissima Wasikowska/Jane Eyre affascinata da un Fassbender/Edward Rochester alquanto legnoso ripropone (fuori tempo massimo?) l’eterno romanticismo della ragazza orfana maltrattata e povera e del piacente e un po’ scontroso signore la cui ricca dimora è teatro del dispari e fatale incontro. La sceneggiatrice Moira Buffini (Tamara Drewe) ha affrontato l’arduo compito dell’ennesima riproposta (in Italia, ricordiamo la Jane Eyre/Charlotte Gainsbourg di Franco Zeffirelli, 1995, e ancor prima la versione televisiva di Anton Giulio Majano, 1957, con Ilaria Occhini)  del romanzo di Charlotte Brontë (1847) nell’unico modo, forse, possibile oggi: animando in positivo il carattere dell’eroina, spennellandolo di una grinta nuova e di una coscienza femminile postromantica più accentuata. L’attrice si porta dietro ancora l’immagine del personaggio di Alice in Wonderland (Tim Burton, 2010) e ciò le giova per dare alla sua Jane un aspetto non solo orgoglioso ma perfino un po’ aggressivo, una Jane che non si arrende al destino e lo affronta mai abbassando lo sguardo. Le atmosfere inglesi (nebbia, pioggia e verde cupo all’esterno, luce di candela all’interno) si addicono, ben realizzate dalla fotografia di Adriano Goldman, alla vicenda dai risvolti un po’ misteriosi, raccontata in flashback nel momento in cui Jane fugge dalla dimora di Thornfield e trova rifugio nella casa del pastore St. John Rivers. La parte centrale del film è la più convincente, quando il regista (al suo secondo lungometraggio dopo Sin Nombre, premiato al Sundance nel 2009 e non uscito da noi) si affida alla forza della protagonista. Un po’ scolastico, invece, il ricordo iniziale dell’infanzia di Jane, la zia cattiva, l’arcigno direttore del collegio, ecc. Comunque, rispetto alla figura di Jane, il personaggio di Edward stenta ancor più a decollare, resta quasi un enunciato. La difficoltà è in parte dovuta alla zona d’ombra semi-horror situata al piano superiore di Thornfield, rumori e una strana voce di donna tengono spesso sveglia Jane. Ma il mistero non fa presa abbastanza e i turbamenti del Signor Rochester non emozionano, non giustificano emotivamente la drammatica soluzione del mancato matrimonio con Jane Eyre. Improvviso e “teorico” risulterà anche il ritorno della ragazza alla vecchia dimora e il finale incontro del “vissero felici”.

Franco Pecori

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7 ottobre 2011