La complessità del senso
20 09 2017

L’ombra del potere – The good shepherd

film_thegoodshepherd.jpgThe good sheoherd
Robert De Niro, 2006
Matt Damon, Angelina Jolie, Alec Baldwin, Tammy Blanchard, Billy Crudup, Keir Dullea, Martina Gedeck, William Hurt, Lee Pace, Eddie Redmayne, John Session, Oleg Stefan, John Turturro, Robert De Niro.

«Non sempre siamo a conoscenza di quello che fanno i servizi segreti». Parola di Robert De Niro. E non crediate di venire a conoscere la vera storia della Cia (Central Intelligence Agency), l’agenzia di spionaggio per l’estero costituita nel 1947 dal presidente degli Stati Uniti, Truman, dopo lo scioglimento dell’Office strategic services (Oss), con la visione de L’ombra del potere. La distanza del film di De Niro (l’attore-regista è tornato dietro la cinepresa a 13 anni da Bronx) dalla supposta realtà originale è almeno paragonabile a quella che passa tra Ombre rosse e la storia della lotta contro i pellerossa – e, sul versante stilistico, si tratta di una distanza non molto diversa da quella tra il capolavoro di John Ford e un western di Sergio Leone. Fidando nel potere di attrazione di un’impressionante lista di grandi stelle del cinema, compreso se stesso ovviamente, De Niro ha costruito un filmone dalla trama avvolgente, imperniato essenzialmente su un enorme flash-back, che parte dalla prima sequenza per concludersi con l’ultima. Si tratta della proiezione di un video segreto da cui far emergere, con tecniche d’indagine sofisticate, la “verità” sul fallito rovesciamento del regime di Castro da parte dei fuoriusciti cubani, i quali nel 1961, appoggiati da Kennedy e dalla Cia, tentarono senza successo lo sbarco nella Baia dei Porci. Per tutto il film saremo in attesa dello svelamento. Nel mezzo, un lunghissimo (167 minuti) e stressato cammino avanti-indietro, a seguire il destino monocorde di Edward Wilson (Damon), monumentale esempio della non-scelta in nome dell’Amor di Patria. Dopo interminabile attesa, finalmente il domandone: «Cos’è più importante per lei, il suo Paese o suo figlio?». Gia. La vita di Wilson dev’essere stata tutta un inferno, nella costrizione del segreto assoluto, verso anche sua moglie (Jolie), senza potersi fidare mai di nessuno e dovendo, alla fine, rinunciare perfino a proteggere Edward jr. (Redmayne) dalla ferrea legge del “chi-sa-è-perduto”. Alla fine, dopo ampie pause e prolungati silenzi, ci saremo dimenticati la cerimonia iniziatica del ’39, quando Edward, studente a Yale, era entrato nella società segreta degli Skull and Bones, il giardino destinato alla coltivazione delle gemme più preziose della flora mondiale. Partendo da lì, Edward diverrà uno dei fondatori della Cia e non sarà più in grado di decidere nulla della propria esistenza. Molto bravo Damon nel fissaggio della maschera di pietra, uguale a se stessa nei sospetti e nelle reticenze, sempre e comunque al servizio dello spionaggio. Di fronte a lui gli agenti segreti del Kgb sovietico. Una partita trasversale, fuori dalle regole della politica internazionale, un gioco perverso che uniforma le qualità del singolo, togliendo agli altri e a lui la memoria e “freddando” le buone speranze dei popoli. E di “guerra fredda” si parlerà nella seconda puntata, a cui De Niro sta già pensando.

Franco Pecori

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20 aprile 2007